Marine Le Pen: “Sospendere Schengen per bloccare il terrorismo”

Marine Le Pen vuole sospendere Schengen e chiudere le relazioni con Arabia Saudita e Qatar. Ma porre la questione in questi termini aiuta a battere il terrorismo?

Marine Le Pen, dopo la strage di Charlie Hebdo, è un fiume in piena. La leader del Front National, già a poche ore dal massacro, aveva lanciato l’idea di un referendum sulla pena di morte in Francia. Oggi, in conferenza stampa a Strasburgo, è tornata sull’argomento terrorismo e ha dichiarato che si batterà per la sospensione degli accordi di Schengen.

Ecco casa ha detto la figlia di Jean-Marie: “È ora che la Francia si riprenda il controllo delle proprie frontiere, bisogna sospendere Schengen che agevola il traffico di armi e di terroristi […] la libertà di circolazione è un’idea folle, dobbiamo essere liberi di decidere chi entra e chi esce dal nostro Paese“.

Le Pen ha anche affermato che la Francia dovrebbe rompere qualsiasi relazione commerciale con il Qatar e l’Arabia Saudita, perché sono “paesi che sostengono il terrorismo e il fondamentalismo islamico“. E’ arrivata perfino ad attaccare la squadra di calcio del Paris Saint-Germain, perché ricevono finanziamenti dalle due petromonarichie, “interessate ad aumentare la propria influenza” in Europa.

L’idea di rimettere in discussione Schengen, per la verità, non è affatto una novità in questi giorni fra i politici dell’Unione. Anche se con accenti diversi, come spiegato da Andrea Signorelli, in molti stanno sostenendo tale opzione. Tra questi ci sono il Presidente della Commissione Juncker, e, in Italia, Matteo Salvini e Roberto Maroni.

Ora i conservatori europei non vedono più il rischio terrorismo solo nell’immigrazione extra-comunitaria, ma anche tra i cittadini europei (così come lo erano gli attentatori del giornale satirico di Parigi). Così sospendendo Schengen, pensano di bloccare il fenomeno dei foreign fighters, che vanno a combattere in Siria e poi tornano tranquillamente a casa, magari con l’intenzione di compiere azione terroristiche.

Siamo sicuri, però, che un’idea del genere ci metta veramente al sicuro dal terrorismo? Noi ci limitiamo ad evidenziare che gli Stati Uniti non godevano degli accordi di Schengen, eppure non riuscirono ad evitare gli attentati dell’11 settembre. Inoltre la sospensione degli accordi di libera circolazione, inevitabilmente, finirà per aumentare il lavoro clandestino e lo sfruttamento. Ma evidentemente bloccare il flusso delle persone, piuttosto che quello dei movimenti indiscriminati di capitale a bassi profitti, rimane un vecchio cavallo di battaglia delle destre, incapaci di operare delle trasformazioni reali nella società.

Per quanto riguarda il Qatar e l’Arabia Saudita, noi di Blogo abbiamo proposto vari articoli sull’argomento. Se da un lato i rapporti dell’Occidente con questi Stati sono a dir poco ambigui, dall’altra va precisato che a pagarne le conseguenze non sono né i “cristiani occidentali” né “gli islamici”. Le prime vittime di certe relazioni sono le persone che muoiono nelle guerre o negli attacchi terroristici e i lavoratori sfruttati dei due paesi mediorientali.

Ma di fronte a tali problemi la soluzione è il protezionismo di Le Pen? Se la risposta al protezionismo, ormai anti-storico, fosse unicamente il liberoscambismo, allora non ci sarebbe molto da rallegrarsi. Fortunatamente, come ci ricorda l’ILO (International Labour Organization) è pur sempre possibile scegliere un’altra strada: fare scambi solo con quei paesi dove vengono rispettati standard salariali e di diritti sul lavoro che siano dignitosi.

Tale tesi è stata più volte rilanciata in Italia dall’economista anti-austerity Emiliano Brancaccio e da pochi altri. Ma, ovviamente, se sposata, obbligherebbe a un cambio di modello di sviluppo che la politica istituzionale assolutamente rifiuta. Tranne rare eccezioni, i partiti dell’Europarlamento (che un parlamento vero e proprio non è) rimangono tutti proni alla salvaguardia dei loro meschini interessi di bottega.