Dimissioni Napolitano. Il Presidente supplente della Repubblica, Pietro Grasso

Con le dimissioni di Napolitano, i poteri di Capo dello Stato passeranno a Pietro Grasso in attesa dell’elezione del successore

di guido

Con la formalizzazione delle dimissioni di Giorgio Napolitano – che a quanto pare sono confermate per la giornata di domani – l’Italia entrerà nella fase che prelude all’elezione del nuovo Capo dello Stato, con una differenza però rispetto al recente passato, e cioè la presenza di un Presidente supplente della Repubblica, che nella fattispecie sarà il Presidente del Senato Pietro Grasso.

L’articolo 86 della Costituzione recita:

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

Quindi la presenza di un supplente non è automatica alla fine di un mandato, ma solo nel caso di “impedimento permanente o di morte o dimissioni” dell’inquilino del Colle. Altrimenti, come quando si arriva a scadenza naturale del mandato, il Capo dello Stato rimane al suo posto fino all’elezione del successore. Va anche detto che, per consuetudine, in alcuni casi il Presidente in carica lascia la supplenza al Presidente del Senato in caso di assenza, come per i viaggi all’estero di lunga durata. Per questo motivo nella storia repubblicana abbiamo una lunga sfilza di supplenze.

Ma solo 4 volte c’è stata una supplenza per i motivi previsti dalla Costituzione: nel 1964, quando Cesare Merzagora sostituì Antonio Segni colpito da trombosi, nel 1978 quando Amintore Fanfani sostituì Giovanni Leone, dimessosi per l’affare Lockheed, nel 1992, quando Giovanni Spadolini subentrò al dimissionario Francesco Cossiga, e nel 1999 quando Nicola Mancino fece le funzioni di presidente tra le dimissioni di Scalfaro e l’elezione di Ciampi. Il periodo di supplenza più lungo è stato quello di Merzagora (dal 10 agosto al 29 dicembre 1964), il più breve quello di Mancino, appena 3 giorni. Caso a parte è quello di Francesco Cossiga nel 1985: in quell’occasione Pertini si dimise con qualche giorno d’anticipo e Cossiga, da Presidente del Senato, si insediò per tre giorni come supplente prima di giurare come nuovo Capo dello Stato.

Ora toccherà a Pietro Grasso che, solo formalmente, ha già esercitato questo ruolo nel 2013. Solo formalmente perché in quell’occasione ricoprì il ruolo nel breve lasso tra le dimissioni di Napolitano e il giuramento per il secondo mandato; stavolta invece il periodo sarà sicuramente più lungo.

Ma quali sono i poteri del Presidente supplente? La Costituzione non spiega se il supplente eredita tutti i poteri del Capo dello Stato, e questo ha creato un dibattito tra i costituzionalisti. Di base si ritiene che siano propri del supplente tutti i poteri, esclusi quelli sull’elezione e i requisiti per essere eletto, ma non è mai stato chiarito se il supplente possa legittimamente sciogliere le Camere o nominare un Presidente del Consiglio, anche perché finora una situazione del genere non si è mai verificata. Così come non è mai successo (a parte il caso di Cossiga, che come visto è molto particolare) che un supplente venisse poi eletto nuovo Capo dello Stato.

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