L’amore ai tempi dello Stato Islamico

La storia di Mahmoud e Zeina, ventenni innamorati nell’inferno siriano di Raqqa, capitale dello Stato Islamico

Una delle storie più interessanti e toccanti che ho letto sul sito raqqa-sl.com, dove si raccolgono le voci della popolazione inerme e spaventata di al-Raqqa (la capitale dello Stato Islamico) è quella di due innamorati: Mahmoud, 26 anni, e Zeina, 23, due giovani siriani che raccontano di amarsi da circa due anni e mezzo,

Fino a un anno fa, quando ancora le truppe di Assad avevano il controllo della città, i due potevano incontrarsi liberamente: si sono conosciuti all’Università e hanno cominciato a frequentarsi dandosi appuntamento nei bar dell’ateneo, nei caffè del centro e nei parchi pubblici. Un amore manifesto e semplice, quell’amore che solo due studenti sanno vivere ed apprezzare: oggi lo Stato Islamico ha drammaticamente cambiato non solo le loro vite ma anche la loro storia d’amore.

“Sono cambiate tante cose, prima potevamo vederci ovunque, adesso incontrare Zeina è quasi un suicidio perché le pattuglie dell’Hisba sono dappertutto, specialmente nei parchi pubblici. Se venissimo arrestati dovremmo subire le pene imposte dall’organizzazione. Se vieni sorpreso in un parco con una ragazza, infatti, ti viene richiesto di provare la sua identità; se scoprono che la ragazza non è un tua parente né tua moglie, tu vieni arrestato dall’Hisba mentre il battaglione Khansa arresta la donna, che verrà poi punita a frustate.”

dice Mahmoud all’intervistatore; l’Hisba è la polizia religiosa islamica, il braccio urbano del califfo al-Baghdadi: anche in Libia, dove lo Stato Islamico ha sempre più sodali o presunti tali, sembra che l’Hisba abbia preso il controllo delle strade di Tripoli con lo scopo di “eliminare l’indecenza”. Khansa invece, o Brigate al-Khansa, è la ferocissima ed intransigente forza di polizia armata prettamente femminile che il Califfato utilizza specificatamente per punire le donne che si macchiano di crimini contro la religione.

La vita di due innamorati a Raqqa non è per niente semplice, anzitutto perchè il niqab impedisce il riconoscimento dei volti femminili. Come sono cambiati i loro incontri con l’arrivo a Raqqa del Daesh, lo Stato Islamico?

“E’ complicato. Io contatto Mahmoud su Whatsapp o su Facebook in modo da prendere accordi sul luogo dell’incontro (il più lontano possibile dall’Hisba e dal Khansa). Fornisco a Mahmoud alcuni dettagli per riconoscermi: per esempio posso dirgli che porterò con me una busta di colore rosso con il logo di una libreria. Facciamo così perché tutte le donne della città indossano il niqab e diventa quindi difficile distinguere una donna dall’altra.”

dice la 23enne Zeina; una clandestinità amorosa che ha il sapore della repressione e della paura, all’interno delle quali ogni stratagemma diventa un’occasione per incontrarsi, se pur rischiando la vita. Il padre di Mahmoud ha un negozio di abbigliamento da donna presso il quale il giovane siriano lavora al mattino: un ottimo sistema, spiegano i due sorridendo, per scambiarsi qualche occhiata, una parola d’amore:

“[…] io di tanto in tanto posso andare in negozio con la scusa di acquistare qualcosa e posso passare qualche minuto con lui…a volte riesco persino a sollevarmi il niqab dal viso! L’argomento è molto delicato e pericoloso…pensate che una volta il negozio era vuoto e io e Mahmoud stavamo chiacchierando quando improvvisamente è entrato un esponente dell’ISIS che però non si è accorto di noi. Ci siamo spaventati tantissimo!”

spiega Zeina. Nelle parole dei due giovani c’è tanta incoscienza e tanta, tantissima forza: quella cieca, folle, forza che l’amore ventenne infonde nei cuori, nei corpi e nelle speranze dei giovani siriani che non intendono cedere un centimetro dei propri sentimenti all’orrore sanguinario dei jihadisti del Daesh.

“[…] siamo consapevoli della pericolosità della situazione ma siamo anche convinti che i nostri sentimenti siano più forti e non permetteremo a nessuno di allontanarci. Nonostante tutto…stiamo vivendo un’avventura!”

dicono i due, che ogni giorno vivono la preoccupazione di perdere la vita e l’amore: ad ogni bombardamento i cuori dei due si fermano, fino a quando l’insostituibile Facebook non permette un contatto tra i due, una rassicurazione, la perpetrazione della speranza di un amore felice, lontano dalla guerra che amplifica tutto, come dice un provebio siriano: “l’amore e la morte sono più forti in tempo di guerra”.

“Ormai sono stanco di questa situazione e penso che presto parlerò chiaramente alla mia famiglia dell’intenzione di sposare Zeina. Se ciò dovesse accadere, comunque, non resteremmo a Raqqa perché la vita in questa città è ormai insostenibile. Credo che ci trasferiremmo in Turchia.”

Il destino dei due amanti siriani Zeina e Mahmoud è un destino condiviso da tanti altri giovani siriani rimasti incastrati in una terribile guerra civile: prima contro il regime di Assad, oggi contro coloro i quali si fanno chiamare fratelli prima di spezzarne le vite, devastarne le esistenze.

L’amore è solo uno dei diritti, delle emozioni, soffocati dal nero dello Stato Islamico in Siria ed Iraq: senza amore l’uomo è più simile al suo kalashnikov.

Traduzione: Giorgia Mangiullo