Il bacio come forma di protesta

Un atto d’amore con il quale si possono lanciare anche forti messaggi politici.

di andreas

Il bacio, la prima forma di amore. L’atto con due amanti si riconoscono come tali o con il quale suggellano l’inizio della loro storia. Il simbolo stesso del romanticismo. Che in alcuni casi nella storia, soprattutto nella storia recente, diventa però anche un simbolo di protesta: un modo per spiazzare le istituzioni più reazionarie; un modo per mostrare come si sia tutti fratelli, anche quando ci si trova su fronti contrapposti; un modo per reagire alle discriminazioni di coppia; anche un modo per farsi coraggio.

Quest’ultimo rappresenta per esempio il caso di uno dei primi baci immortalati dalla fotografia durante scene di guerriglia urbana. Siamo nel 1968, in Francia, il celebre “maggio francese”, uno dei periodi di rivolta più importanti della storia contemporanea europea, in cui si protestava contro una società conservatrice, chiusa, contro tutto ciò che rappresentava la tradizione. Sulle barricate della Parigi del 1968, dietro le quali si erano asserragliati gli studenti, ecco che due giovani si scambiano un bacio. Per farsi coraggio, per ricordarsi il loro amore anche in un momento in cui la violenza era una parte importante, loro malgrado, del periodo che stavano attraversando; ma anche un modo per protestare contro una società bigotta che maltollerava comportamenti di questo tipo in pubblico.

Una chiusura bigotta che ormai, in Europa, sembra dimenticata. Ma certo non è così in altre parti del mondo: in India la legge vieta di baciarsi in pubblico; divieto moralista che i giovani di Nuova Delhi hanno provato a combattere solo due mesi fa con “Kiss of love”, la giornata del bacio in pubblico proprio per protestare contro chi quel bacio vuole vietare. Il bacio può essere un atto di protesta talmente forte da comportare anche l’arresto, visto che quella giornata in India si è conclusa con l’incarcerazione di 70 giovani che vi avevano partecipato.

Un anno prima, nell’ottobre 2013, era successa una cosa molto simile in Marocco, dove due giovani di 14 e 15 anni erano stati arrestati a Rabat “per violazione della pubblica decenza”. La loro colpa? Essersi baciati per strada e aver pubblicato quello scatto su Facebook. Con loro, arrestato anche il ragazzo che quella foto aveva scattato. In pochi giorni, però, ecco che viene organizzato un “kiss-in” davanti al Parlamento e in molte altre città del paese. Coppie di ragazzi riuniscono per baciarsi e pubblicare le foto su Facebook e Twitter: ennesima dimostrazione di come il bacio può essere una forte arma di protesta contro la chiusura moralista di alcune società.

India e Marocco, certo. Ma questo non significa che anche nella “evoluta” Europa il bacio non possa più essere una forma di protesta. Semplicemente la cosa non riguarda più le coppie tradizionali, ma il rispetto delle coppie gay e del loro diritto di scambiarsi gesti d’affetto pubblicamente. Roma è finita sulle pagine dei giornali più volte per gli atti di violenza che giovani quasi sempre appartenenti al mondo dell’estrema destra avevano compiuto contro coppie gay di ragazzi. E così, nel 2007, in piena estate, parte la protesta: centinaia di ragazzi e ragazze – gay e non solo – si ritrovano sotto il Colosseo per baciarsi. Ci si bacia per mandare via la paura, per far vedere che amarsi non è mai un reato. Per mostrare la normalità dei rapporti omosessuali.

Ma fino a qui abbiamo parlato sempre di una forma di protesta contro una società chiusa. Di una protesta contro chi, il bacio, in qualche modo vorrebbe vietare. Ma baciarsi può voler dire altro, può essere un modo per protestare anche contro le istituzioni. Siamo nell’ottobre del 2013, durante una manifestazione No Tav una ragazza di vent’anni si avvicina a un poliziotto in tenuta anti-sommossa e gli dà un bacio sulla visiera del casco. Lì per lì sembra che quel bacio sia un segno di affetto, un gesto di distensione, un modo per segnalare come anche nei momenti in cui ci si trova su fronti contrapposti non si debba dimenticare che siamo tutti fratelli. Ma lei, la ragazza che ha baciato il poliziotto, pochi giorni dopo nega tutto, spiegando come la sua fosse una semplice provocazione.

Un peccato, visto che quella foto aveva tutte le potenzialità per diventare un simbolo della pace tra polizia e antagonisti e assumere anche un valore più generale. Ma di sicuro, ancora una volta, anche quel bacio è stato un forte gesto di protesta.