Washington – Vertice sul terrorismo il 18 febbraio 2015

L’annuncio arriva da parte del Procuratore generale degli Stati Uniti. Ancora nessun dettaglio sui partecipanti. Si ricomincia a “esportare i nostri valori”? O non si è mai smesso?

di

Washington, Vertice straordinario sul terrorismo. L’annuncio lo dà Eric Holder, procuratore generale (dimissionario) degli Stati Uniti, oggi presente alla marcia di Parigi.

Un’azione da parte degli Stati Uniti era più che attesa, naturalmente: difficile ipotizzare, anche nei giorni passati, che l’amministrazione Obama potesse lasciar passare la cosa come un fatto europeo.

Gli spari al parlamento di Ottawa, Canada, l’Australia, con i fatti del negozio Lindt, la Francia, con il Charlie Hebdo e il market di Porte de Vincennes. Tre eventi non distanti l’uno dall’altro (i primi due probabilmente già ampiamente digeriti da un’opinione pubblica la cui memoria dura il tempo di un’indignazione e di un’ondata su Facebook e Twitter), tre eventi verosimilmente terranno banco in questo vertice.

L’incontro

«vedrà tuti i nostri alleati insieme per discutere le modalità con cui possiamo contrastare questo violento estremismo che esiste in tutto il mondo. Solo se lavoreremo assieme, attraverso la condivisione delle informazioni e unendo le risorse, saremo capaci di sconfiggere definitivamente tutti coloro che combattono i nostri valori fondamentali»

Non ci sono altre informazioni sugli invitati a questo vertice, che si terrà alla Casa Bianca.

Quel che preoccupa maggiormente è quel riferimento – ormai incessante – ai “nostri valori”.

Citiamo Tzvetan Todorov nel suo “I nemici intimi della democrazia” per spiegare al lettore che dovesse capitare da queste parti per quale motivo sia preoccupante. In questo passo, il filosofo introduce la sua critica al messianesimo (che vede come una deriva di uno dei tre pilastri della democrazia, il potere del popolo:

«Immaginare un ideale in nome del quale si tenta di trasformare la realtà, di concepire una trascendenza che renda possibile criticare il mondo esistente al fine di migliorarlo è indubbiamente un elemento comune a tutta la specie umana […] Non contenti di modificare le istituzioni, si aspira anche alla trasformazione degli esseri umani; e per raggiungere tale obiettivo non si esita a ricorrere alla forza»

Non si tratta di un meccanismo proprio solamente dei regimi totalitari, ma anche delle democrazie moderne che ad essi si contrappongono:

«Questa politica consiste nell’imporre il regime democratico e i diritti umani ricorrendo alla forza, il che genera contemporaneamente una minaccia interna per gli stessi paesi democratici»

Una frase su cui bisognerebbe cominciare a meditare