Terrorismo, Renzi prenda l’iniziativa in Europa. Rifare Schengen

Non è rinfocolare l’antipolitica se si afferma che i parlamentari italiani, con l’assenza di ieri durante l’informativa del ministro Alfano sui tragici fatti francesi, hanno dimostrato ancora una volta di che pasta sono fatti.

Le eccezioni confermano la regola. Contro gli “on” assenteisti e gli sfaccendati professionali i partiti – quello di ciò che resta di formazioni padronali o personali, comitati elettorali, di potere e d’affari – dovrebbero prendere provvedimenti (anche disciplinari), così come le istituzioni, a cominciare dalle presidenze dei due rami del Parlamento. Sappiamo già che non succederà niente e spetterà poi ai cittadini elettori tirare le somme su questi “onorevoli nominati”. Tant’è.

Fatto sta che il terrorismo, con il suo suono assordante di terrore e il suo odore denso del sangue degli innocenti, è nel cuore dell’occidente, oramai dentro di noi, a casa nostra. E’, piaccia o no, la terza guerra mondiale a puntate: partita l’11 settembre con l’abbattimento delle due torri, su su fino ai morti di Parigi e domani, chissà quando chissà dove, mieterà altre vittime innocenti. Il “nemico” non ha vinto ma, se lo si lascia fare così, è sulla via della vittoria perché tiene sotto tiro, in ansia, tutta l’Europa, l’intero Occidente.

Cosa fa, in questo quadro, il governo italiano? Cosa fa l’Europa? Cosa fanno le nazioni del cosiddetto occidente, del cosiddetto mondo libero? C’è una questione di strategia politica e militare (financo culturale) di ampio respiro ma c’è innanzi tutto una questione principale, quella dell’emergenza.

Bisogna dotarsi di tutti gli strumenti adeguati (nessuno escluso) per affrontare l’emergenza con atti concreti e non solo con frasi di cordoglio per le vittime della ferocia jihadista. Questo significa essere xenofobi? Tutt’altro. Significa guardare in faccia la realtà e non aspettare che il nemico entri a casa tua con la scimitarra o con le bombe.

Non è una questione da poco e non può essere affrontata da un solo Stato. Tuttavia ogni nazione ha il diritto-dovere di proporre e di agire, unendo le proprie forze con quelle degli alleati. Niente è come prima e anche gli accordi internazionali – a cominciare da Schengen – vanno modificati sulla base delle nuove esigenze dettate dal terrorismo.

Anche l’Italia è a forte rischio di attentati e non può non essere pronta a ogni evenienza. Siamo all’altezza di questo scontro? Intanto il Governo italiano colga immediatamente l’occasione della disponibilità espressa dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker per proporre la revisione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione in Europa e per sollecitare una più stretta collaborazione fra le strutture della sicurezza dei singoli Stati.

“L’attacco all’Europa – afferma Potito Salatto vicepresidente del Ppi di Mario Mauro e membro del bareau del Ppe a Bruxelles Salatto – e’ iniziato. Sottovalutarlo sarebbe un errore”.

Già. Ogni ritardo e ogni sottovalutazione può costare caro. In gioco, oltre la vita umana, c’è la libertà, la democrazia, la nostra civiltà.