Repubblica Centrafricana, la guerra nascosta (e infinita)

Un approfondimento sulla guerra civile nella Repubblica Centrafricana, che ha mietuto oltre 5000 vittime

di guido

Dal 2012, nel cuore dell’Africa, è in corso una guerra civile sanguinosa e interminabile che, a oggi, presenta un bilancio di vittime imprecisato ma comunque superiore alle 5.000, tra cui molti bambini. È la guerra della Repubblica Centrafricana, nazione di 5 milioni di abitanti incastrata tra il Ciad, il Sudan e il Camerun. Con l’inizio del 2015, entriamo ufficialmente nel terzo anno di conflitto, nonostante proprio un anno fa sembrava vicina la fine delle ostilità.

La guerra civile centrafricana: 2012 e 2013

La guerra civile della Repubblica Centrafricana inizia a dicembre 2012, quando un gruppo di ribelli (Séleka) formato in prevalenza da musulmani occupa le città del nord del Paese opponendosi al presidente Francoise Bozizé, eletto l’anno prima e accusato di non rispettare i termini del trattato di pace che aveva messo fine a un’altra guerra civile, quella del 2007, che aveva visto coinvolti molti membri di Seleka.

A inizio 2013, i ribelli conquistano la capitale Bangui e a marzo costringono il presidente Bozizé a fuggire e cercare rifugio in Camerun. A seguito del colpo di stato, il leader dei ribelli Michel Djotodia si dichiara presidente. Potrebbe sembrare la fine delle ostilità, ma Djotodia non riesce a pacificare il Paese e a tenere sotto controllo la sua stessa fazione. Séleka è un gruppo eterogeneo che comprende anche mercenari provenienti dai paesi vicini. Questi mercenari, una volta conquistato il potere, si danno alle razzie e ai massacri nei confronti dei villaggi abitati da cristiani. Il tutto mentre le organizzazioni umanitarie parlano di centinaia di migliaia di profughi e dell’uso massiccio dei bambini soldato. Tra i paesi occidentali, solo la Francia non chiude gli occhi e Francois Hollande chiede all’Onu e all’Unione Africana di intervenire. Verso la fine dell’anno il conflitto peggiora e si comincia a parlare di genocidio. L’anno si conclude con l’invio di truppe da parte della Francia (Operazione Sangaris).

La guerra civile centrafricana: 2014

Il 2014 inizia con le dimissioni di Djotodia, sostituito da Catherine Samba-Panza. Il Consiglio Nazionale di Transizione organizza delle nuove elezioni entro i primi sei mesi dell’anno, e ancora una volta la situazione sembra arrivare a una pacificazione. Le violenze però continuano senza tregua, e sono violenze di matrice religiosa. Contro Séleka si è infatti organizzata la fazione chiamata Anti-balaka, composta da cristiani e animisti. Amnesty International riporta innumerevoli massacri perpetrati da Anti-balaka contro i musulmani.
L’Unione Europea decide di inviare un contingente di 1000 soldati. Dopo mesi di violenza crescente, e moniti da parte di Usa e Onu, a luglio esponenti di Séleka e Anti-Balaka si incontrano per discutere un cessate il fuoco.

Questo però non basta a mettere fine alle ostilità, tanto che a oggi ancora non sono state indette libere elezioni, e solo lo scorso settembre è entrata in funzione MINUSCA, la missione per la stabilizzazione della Repubblica Centrafricana.
La guerra civile è formalmente finita, ma il paese è ancora nel caos. A ottobre le cronache riportano di scontri nella capitale con almeno 12 morti

Il bilancio

Forse sono i numeri, assieme alle immagini, a rendere l’idea di cosa è stata ed è tuttora la guerra civile Centrafricana.
820.000 rifugiati.
400.000 persone fuggite nei Paesi confinanti.
10.000 bambini soldato.
Tra i 2.200 e i 2.400 morti solo nel 2013, con il record di 600 vittime nei giorni tra il 4 e il 10 dicembre.
5.000 secondo la stima di molte organizzazioni umanitarie il numero di vittime complessivo della guerra. Ma, come spesso accade in questi casi, è una stima che potrebbe essere anche troppo ottimistica.

CENTRAFRICA-UNREST-SELEKA