Berlusconi e il centro-destra in marcia verso il Colle?

Comunque la si guardi, la norma-furbata salva-Berlusconi infilata nel decreto delegato sul fisco dimostra due cose: o Matteo e Silvio ci hanno colpevolmente “provato” o, ingenuamente, sono stati raggirati dai loro “amici”, per eccesso di zelo o per una trappola.

di massimo

Si ripropone, così, il dubbio sulla zona grigia del patto del Nazareno fra il nuovo e vecchio premier o, se più piace, la inaffidabilità dei due partiti, il Pd e Forza Italia.

Gli italiani, si sa, sono smemorati, specie quando sono presi da regalini natalizi, panettoni e spumanti nel Capodanno, ma questo “pasticciaccio” inciderà ulteriormente nel distacco fra politica e cittadini. Il “cambiare verso” sbandierato da Renzi lascia quanto meno perplessi perché i veri nodi del Paese non vengono sciolti e addirittura avanza un clima dai contorni non chiari, spesso alimentando fratture nella società già provata dalla crisi, una guerra fra “poveri”.

In questo senso è emblematica la questione dell’assenteismo dell’80% dei vigili urbani romani la notte di Capodanno, sintomo di qualcosa che non va, nel profondo, non nella superficie come viene fatto anche dal sindaco Marino, qui sulle orme del premier, quanto a ritmo e ad arroganza.

Dice Renata Iannuzzi coordinatore Ppi Lazio: “ Troppo semplice tacciare il tutto come inettitudine. Probabilmente sarebbe stato più proficuo aprire un dialogo con i rappresentanti sindacali della categoria per cercare cause e, soprattutto, soluzioni di questo malessere anzichè oggi minacciare sanzioni “a scatola chiusa” e licenziamenti in blocco. Un buon leader è colui che cerca il dialogo, trova soluzioni e dà il buon esempio, cosa che, se si giudicano i mesi di governo del Sindaco, è difficile elencare. Marino così ha scelto di abbracciare il metodo renziano : non ci si confronta, si sanziona. Certo più facile e con più ritmo, ma di breve efficacia. Il tutto, sempre, a discapito dei cittadini romani”.

Tornando alla “grande” politica, uno dei due nodi immediati è quello dell’elezione del nuovo capo dello Stato (l’altro è quello della nuova legge elettorale). La novità dell’ultima ora è la proposta formulata da Forza Italia e Ncd e (pare) condivisa dalla galassia centrista di candidare per il Quirinale un esponente autorevole riconducibile alla cultura del Ppe, alias democristiano.

Questo per “riequilibrare” una situazione sbilanciata a sinistra, con suoi uomini oggi a capo di Palazzo Chigi, di Montecitorio, di Palazzo Madama ecc.

Per Berlusconi&C non sarà facile trovare l’uomo “giusto” per il Colle, ma non sarà facile neppure per Renzi (e per il Pd diviso) rifiutare una (valida) proposta del “centro-destra” perché significherebbe accentuare un metodo arrogante che metterebbe a rischio il patto del Nazareno e soprattutto i rapporti di convivenza politica e sociale che devono esistere in un sistema democratico e pluralistico, non soltanto in modo formale.

Ammesso e non concesso che ciò possa avvenire, cosa avrebbe in cambio il centro-sinistra? Il rischio è di entrare nel solito balletto del “do ut des” o peggio, del solito “mercato delle vacche”.