Annalisa Minetti: “Io e il mio accompagnatore Andrea Giocondi discutiamo spesso”

L’atleta, medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Londra nei 1500 metri a Visto ha raccontato l’emozione della gara e ha svelato che il rapporto con l’accompagnatore Andrea Giocondi non è sempre pacifico.

E’ il suo momento, l’attenzione mediatica è puntata su di lei. Annalisa Minetti, dopo la medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Londra nei 1500 metri e il conseguente record del mondo nella categoria dei non vedenti, ha rilasciato una nuova intervista al settimanale Visto in cui ha rievocato i momenti finali della gara:

Da mesi avevo visualizzato nella mia testa quella gara mille volte, ogni giorno pensavo a come sarebbe stata e speravo, soprattutto, di arrivare agli ultimi trecento metri. Non perché lì la gara finisce, ma perché da ottocentista quale sono, sapevo che lì avrei preso la volata. Mi ero preparata fisicamente, ma anche mentalmente. Poi è arrivato il momento: non potrò mai dimenticare quegli infiniti minuti di gara. Mentre correvo, superata la cecoslovacca Sedlackova, sentivo dietro la pressione dell’atleta marocchina En-Nourhi. Non volevo farmi prendere. Ed è stato lì che Andrea, l’accompagnatore con cui ho corso, mi ha chiesto se ero pronta a spingere, se avevo l’energia per il gran finale. Ho urlato di sì, glio detto “Vai!”. Ho messo le ali alle gambe, urlavo e sentivo la folla che incitava, ho pensato a mio figlio e ho chiesto a Gesù di starmi nel cuore fino alla fine. Ricorderò quei momenti per tutta la vita.

L’atleta ha anche parlato del rapporto con Andrea Giocondi, non sempre pacifico:

E’ la persona cui ho affidato il percorso tecnico. I nostri caratteri non si prendono granché e spesso le nostre discussioni sono state forti, ma sapevo che mi avrebbe portata al traguardo con successo. Siamo entrambi testardi e tenaci. In una discussione tra noi non c’è pareggio: per questo in pista funzioniamo, vogliamo vincere entrambi.

La Minetti, la quale ha detto di voler “battere il record del mondo degli 800” a Rio De Janeiro nel 2016, ha dedicato la medaglia al figlio Fabio e non solo:

A tutte le persone cui volevo lanciare un messaggio, quelle che non hanno il tempo di ascoltare gli altri. Voglio far comprendere alla gente che quando c’è un problema c’è anche una soluzione, che tutto si può realizzare, basta crederci serenamente.

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