Sfruttamento di manodopera clandestina: 50 cinesi in schiavitù a Reggio Emilia

Sono tanti gli immigrati che arrivano in Italia da paesi poveri con un bagaglio fatto di sole speranze e nessuna certezza. Tra questi molti cinesi, che a volte creano problemi, ma che non si può negare siano persone industriose, e per questo vengono sfruttate da connazionali privi di scrupoli. A Reggio Emilia, dove è presente

Sono tanti gli immigrati che arrivano in Italia da paesi poveri con un bagaglio fatto di sole speranze e nessuna certezza. Tra questi molti cinesi, che a volte creano problemi, ma che non si può negare siano persone industriose, e per questo vengono sfruttate da connazionali privi di scrupoli. A Reggio Emilia, dove è presente una cospicua comunità cinese, si è scoperto che 47 di loro vivevano quasi da schiavi in un laboratorio tessile. Il resto del mondo non sapeva neanche che esistessero fino a che una di loro non ha avvertito la polizia. Ne sono stati così arrestati otto, e lo stabile posto sotto sequestro. Tra i “prigionieri” c’erano anche sei bambini di meno di cinque anni e due donne incinte.

Nel capannone, assieme a una quarantina di macchine da cucire e per stirare, una serie di circa venti camere da letto separate da pareti in cartongesso; poi una cucina e uno spazio comune per mangiare. I bambini giocavano tra fili elettrici e tubi del gas. Il titolare dell’azienda, Zhon Xin Wang, era già stato denunciato in passato per episodi simili. Ora è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento di manodopera clandestina e ricettazione. Si spera chiaramente che verrà condannato, ma più che altro si spera che si riesca ad arginare un fenomeno che sta assumendo connotati preoccupanti, come dimostrano altri episodi simili accaduti in Toscana, in provincia di Modena o nel casertano.

Via | Telereggio news

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