Elezioni Grecia 2015: Tsipras deve temere il nuovo partito dell’ex Premier Papandreou?

L’ex Premier Papandreou, che firmò il memorandum della Troika, fonda un nuovo soggetto politico a poche settimane dalle elezioni. Il suo obiettivo è quello di diventare l’ago della bilancia della politica greca

George Papandreou è tornato al centro della scena, in un momento che si presenta tra i più delicati per il suo paese. L’ex primo ministro ha lasciato il Pasok (partito socialista) e, in vista delle elezioni del 25 gennaio, ha deciso di fondare un nuovo soggetto politico: Movimento per il cambiamento.

La nuova formazione avrà come simbolo la tradizionale rosa, utilizzato dai partiti che appartengono all’internazionale socialista. Come si apprende da un comunicato stampa, l’obiettivo della nuova avventura politica di Papandreou “è quello di dimostrarsi all’altezza della situazione, di fronte alle grandi necessità della Grecia e del popolo greco“. La notizia non sorprende gli osservatori più attenti, perché l’ex primo ministro è da tempo in rotta con l’attuale leader del Pasok, Evángelos Venizelos.

I motivi del dissenso sono formalmente politici: Papandreou rimprovera ai socialisti di aver abbandonato l’azione riformatrice che il governo da lui presieduto aveva messo in piedi dal 2009 al 2011. A suo avviso il Pasok, che fa parte del governo di larghe intese di Antonis Samaras (leader di Nea Dimokratia), si sarebbe appiattito su posizioni troppo conservatrici.

La verità, però, è che Papandreou è stato messo progressivamente da parte nel suo partito dal 2011 e ora, con la scissione, sogna di diventare l’ago della bilancia, dopo le prossime consultazioni. Ma è possibile che proprio chi ha firmato lo scellerato memorandum, imposto da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, possa avere delle chance di ottenere un buon risultato alle urne? Può essere accolto come un agente di modernizzazione e di novità il neonato Movimento? Per ora è difficile dirlo, ma in ogni caso bisogna tener presente due fattori.

Il primo è che, nonostante l’obbedienza ai diktat di Berlino e Francoforte, l’allora capo del governo propose un referendum sul piano salva-euro varato dall’Unione, che poi fu costretto ad annullare. In seguito alla revoca della consultazione, Papandreou si dimise, provando così a salvare la faccia davanti agli elettori. Tuttavia, più che un nobile gesto, la sua scelta fu un atto dovuto e “imposto” dalle istituzioni comunitarie, che volevano che il piano di salvataggio fosse firmato in tempi brevi.

C’è un altro aspetto, poi, da prendere in considerazione. Syriza, di Alexis Tsipras, è prima nei sondaggi, nonostante sia molto sgradita alla Commissione, ai mercati e alla Cancelliera Merkel. In molti vedono nel partito di sinistra anti-austerity l’unica possibilità reale di cambiamento e tra questi non ci sono solo disoccupati, lavoratori dipendenti e studenti, ma anche un pezzo di classe media (almeno quella che è sopravvissuta alla crisi). Quest’ultima potrebbe essere tentata dall’esprimere un voto più “moderato”, dando così fiducia all’ex premier.

Per ora di sondaggi che provino a valutare il potenziale del Movimento per il cambiamento non ce ne sono, staremo a vedere nei prossimi giorni quanto inciderà la scissione del figlio dell’ex primo ministro greco, Andreas Papandreou (fondatore del Pasok, dopo la fine del regime dei colonnelli).

Quello che è certo è che l’annuncio del nuovo partito non sarà stato accolto negativamente in ambito Ue. Papandreou, qualora raggiungesse un numero di seggi sufficiente, giocherebbe su due tavoli. Da un lato potrebbe far saltare un’eventuale governo a guida Tsipras, mentre dall’altro potrebbe anche decidere di allearsi con Syriza, provando ad ammorbidire le sue posizione sull’euro, che tanto spaventano l’establishment europeo. A tale riguardo, ecco cosa ha detto in un’intervista rilasciata a Repubblica il 15 novembre scorso:

“Syriza ha già iniziato a moderare i toni. I risultati delle urne in democrazia vanno rispettati. L’importante è lavorare assieme per non gettare alle ortiche i segnali di ripresa”

Ricordiamo che Papandreou è una sorta di Tony Blair ellenico, favorevole all’economia di mercato, apprezzato anche dai laburisti inglesi. Insomma, una personalità reputata “affidabile”, in piena sintonia con quella socialdemocrazia che è rimasta a guardare mentre la Troika gonfiava le bolle dei titoli sovrani e dei titoli di borsa e imponeva misure lacrime e sangue.