Croazia, Elezioni presidenziali: Kolinda Grabar Kitarovic è il nuovo Presidente

Kolinda Grabar Kitarovic è il nuovo Presidente della Croazia.

12 gennaio 2015, ore 00.20 – Il ballottaggio per le elezioni presidenziali in Croazia si è concluso. Kolinda Grabar Kitarovic ha vinto ed è il nuovo presidente.

La vittoria è di misura, per pochi migliaia di voti, ai danni del presidente uscente, Ivo Josipovic.

Il risultato era assolutamente imprevedibile fino a poche settimane fa, tant’è che Jopsipovic era dato per favorito da tutti gli osservatori internazionali.

Croazia, Elezioni presidenziali: Josipovic e Kitarovic andranno al ballottaggio

CROATIA-VOTE

Aggiornamento 29 dicembre 2014
Ivo Josipovic, Presidente in carica del Partito Social Democratico, e Kolinda Grabar Kitarovic, candidata dei conservatori ed ex ministro degli Esteri, si sfideranno al ballottaggio l’11 gennaio. Che si sarebbe dovuto ricorrere al secondo turno era pronosticabile, ma a sorprendere è stato il risultato dell’attuale Capo di Stato, che ha totalizzato solo il 38,5% dei voti contro il 37,08 della sua sfidante. Dunque, la competizione rimane apertissima.

L’affluenza è stata bassa, meno del 50% dei croati si è recata ai seggi per eleggere il Presidente. Al ballottaggio, Josipovic e Grabar Kitarovic dovranno convincere gli elettori che sono rimasti a casa, ma anche quel 16,6% di cittadini che ha sorprendentemente votato per Ivan Vilibor Sincic, giovanissimo attivista che si batte contro i poteri forti di Bruxelles e le banche.

Josipovic è il favorito

Domenica 28 dicembre, la Croazia è chiamata alle urne per le elezioni presidenziali. Il favorito rimane il Presidente in carica: Ivo Josipovic del Partito Social Democratico. I sondaggi lo danno al 46% contro il 35% di Kolinda Grabar Kitarovic del partito di centro-destra Unione democratica croata. Tale percentuale, però, non permetterebbe all’attuale Capo di Stato di evitare il ballottaggio, che si terrà molto probabilmente il prossimo 11 gennaio.

Durante la campagna elettorale, si è parlato poco di programmi e molti sono stati i colpi bassi. A tale riguardo, evidenziamo il polverone sollevato dalla telefonata del presidente del partito Radicale Serbo (di ispirazione ultra-nazionalista), Vojislav Seselj, ad un’emittente televisiva. Il politico ha accusato il padre di Josipovic, partigiano durante la seconda guerra mondiale, di aver ucciso dei frati in Erzegovina. Tale accusa ha tenuto banco sui giornali e ha perfino indotto il premier croato, Zoran Milanovic, a non partecipare, in segno di protesta, ad un summit tra paesi dell’Est Europa a Belgrado. A suo avviso, a differenza di quanto ha fatto, il governo serbo avrebbe dovuto prendere le distanze in maniera netta dalla presa di posizione Seselj, già incriminato in passato dal tribunale dell’Aja.

Domani l’affluenza alle urne potrebbe essere bassa, visto che il paese si trova al sesto anno consecutivo di crisi economica e che la prossimità con il capodanno non invoglierà gli elettori a recarsi ai seggi. Josipovic, poi, non ha acceso più di tanto le speranze dei cittadini, nonostante punti su un programma di radicale cambiamento. Il Presidente vorrebbe gettare le fondamenta di una Seconda Repubblica, attraverso un nuovo assetto costituzionale che subentri a quello entrato in vigore con la fine della guerra patriottica. In sostanza, l’idea è quella di chiedere sostegno al Parlamento, ma se necessario anche al popolo attraverso un referendum, su una nuova legge elettorale e su un nuova divisione territoriale.

La legge elettorale, per Josipovic, dovrebbe garantire l’elezione diretta di almeno metà dei parlamentari, ponendo così fine al clientelismo dilagante. Per quanto concerne invece la ripartizione del territorio, la sua proposta prevede il passaggio dalle attuali 21 a 5-8 regioni.

Di tutt’altro avviso la sua principale avversaria, Grabar Kitarovic. La ex ministra degli Esteri, poi ambasciatrice negli Stati Uniti e assistente del segretario generale della Nato, non ha intenzione di cambiare la Costituzione vigente. In campagna elettorale ha puntato su promesse di natura economica, ma non è ben chiaro come intenda realizzarle, visto che attualmente in materia il Presidente ha un potere piuttosto limitato. Inoltre, non pare essere molto in armonia con il suo partito. Sull’aborto, ad esempio, non esprime posizioni oltranziste e non ama cavalcare la propaganda anti-titina, ancora molto forte tra le fila dell’Unione Democratica.

Infine, segnaliamo la presenza di altri due candidati, che si attestano nei sondaggi intorno al 10% ciascuno. Il primo è Milan Kujundzic, esponente della destra nazionalista e populista, mentre il secondo è Ivan Vilibor Sincic, giovane attivista di un’associazione che si batte contro gli sfratti dalle prime case e “contro i poteri forti della banche”.