Il regolamento del Movimento 5 Stelle, le espulsioni e Beppe Grillo leader assoluto

Un passo necessario per poter accedere al 2 per mille e partecipare alle elezioni. Ma è ufficiale l’addio al concetto di “uno vale uno”. Ecco il nuovo regolamento M5S.

Il regolamento del Movimento 5 Stelle pubblicato ieri da Beppe Grillo sul suo blog sancisce l’addio definitivo al concetto di “uno vale uno”. Non che fossero rimasti in molti a crederci, dal momento che col passare del tempo il ruolo decisivo, incontestabile, dello stesso Grillo e di Casaleggio è sempre più emerso. Così com’è emerso che la decisione di appellarsi o meno alla “base” venga presa in base alle convenienze del momento: a volte per un’espulsione c’è stato un processo online, altre è bastato un “p.s.” a un qualche post del capo. Adesso il cambiamento viene sancito una volta per tutte, anche se la scelta di varare un regolamento (e così dare addio al “non statuto”) non era più rimandabile, dal momento che “non ottemperarvi potrebbe portare a contestazioni sulla possibile partecipazione a elezioni politiche”.

Vediamo allora che dice il nuovo regolamento del Movimento 5 Stelle, che potete trovare nella sua versione integrale qui:

Nel Regolamento è prevista la creazione di un comitato di appello sul quale gli iscritti al M5S dovranno pronunciarsi.
Dal punto 5) del Regolamento: “Il comitato d’appello è composto di tre membri, due nominati dall’assemblea mediante votazione in rete tra una rosa di cinque nominativi proposti dal consiglio direttivo dell’associazione MoVimento 5 Stelle ed uno dal consiglio direttivo dell’associazione medesima.
I componenti del comitato d’appello sono nominati tra iscritti.
Il comitato d’appello dura in carica cinque anni.
In caso venga a mancare anticipatamente un componente, provvede alla sua sostituzione l’organo che aveva designato il componente cessato dalla carica secondo la stessa modalità per la prima designazione. Il sostituto resta in carica sino alla scadenza del comitato d’appello in carica al momento della sostituzione.”
Il comitato di appello può intervenire su vari temi.

Un comitato d’appello che quindi è una sorta di direttorio che si trova appena sotto il capo. Due vengono eletti dagli iscritti (ma tra una rosa di cinque nomi scelti dai capi, il che è un limite ridicolo visto che potrebbe scegliere solo persone che gli vanno ugualmente bene) e uno scelto invece direttamente dal “consiglio direttivo”. Ma di che si occupa questo comitato? Tra le competenze, spuntano le espulsioni, che sono ormai l’aspetto che politicamente incide di più nel M5S, alle prese con cacciate un giorno sì e l’altro pure.

Verificandosi una causa di espulsione, il capo politico del MoVimento 5 Stelle, su segnalazione comunque ricevuta:
i) dispone la sospensione dell’iscritto, dandone comunicazione al gestore del sito, il quale provvede alla disabilitazione dell’utenza di accesso;
ii) contesta all’interessato la violazione con comunicazione a mezzo e-mail, assegnandogli un termine di dieci giorni per la presentazione di eventuali controdeduzioni.
Decorso tale termine, il capo politico del MoVimento 5 Stelle, se non sono pervenute controdeduzioni ovvero ritiene non accoglibili le controdeduzioni presentate, dispone l’espulsione dell’iscritto, dandone comunicazione all’interessato con comunicazione a mezzo e-mail.
Entro i dieci giorni successivi, l’interessato può proporre ricorso contro l’espulsione, a mezzo e-mail da inviare al link www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/9.html. Il ricorso viene esaminato dal comitato d’appello entro il mese successivo. Il comitato d’appello ha facoltà di acquisire informazioni o chiarimenti, nel rispetto del contraddittorio. Se il comitato d’appello ritiene sussistente la violazione contestata, conferma l’espulsione in via definitiva. Se il comitato d’appello ritiene insussistente la violazione contestata, esprime il proprio parere motivato al capo politico del MoVimento 5 Stelle, che se rimane in disaccordo rimette la decisione sull’espulsione all’assemblea mediante votazione in rete di tutti gli iscritti, la quale si pronuncia in via definitiva sull’espulsione.

Sintetizziamo: Beppe Grillo decide l’espulsione di un militante, deputato, consigliere. Questo ha tot tempo per presentare delle “controdeduzioni”, se vengono rifiutate dal capo allora l’espulso può fare appello al comitato. Che ha quel punto può confermare l’espulsione, che è inappellabile, oppure opporsi. Se si oppone, ad avere l’ultima parola saranno gli iscritti. Praticamente per essere espulsi basta il parere di Grillo, per salvarsi bisogna ottenere la magnanimità prima del capo, poi del comitato e infine degli iscritti. Il tutto sembra un po’ una roba da unione sovietica ed è evidente come lo scopo finale sia quello di consegnare ancora di più le chiavi del partito a Beppe Grillo, che da oggi ha ufficialmente potere assoluto di decidere chi fa o non fa parte del M5S (non che prima le cose fossero poi così diverse).

Da questa mattina sono invece aperte le votazioni per decidere del comitato d’appello, la rosa di cinque nomi proposti da Grillo comprende: Davide Bono, David Borrelli, Giancarlo Cancelleri, Roberta Lombardi, Riccardo Nuti.

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