Consiglio dei ministri 24 dicembre: il Jobs Act non vale per gli statali

Il governo ha approvato una serie di provvedimenti e ha effettuato nomine ai vertici delle Forze Armate

di guido,

Aggiornamento 27 dicembre, 19:30 – Il ministero del Lavoro interviene a chiarire uno degli aspetti controversi dei decreti legislativi sul Jobs Act varati dal governo nel Cdm del 24. Il contratto a tutele crescenti non è applicabile ai lavoratori del pubblico impiego. Il Jobs Act, si spiega, riguarda il lavoro privato. Per quello pubblico è in Parlamento una specifica delega sulla PA. Nessuna indicazione sull’altro discusso punto dei licenziamenti collettivi.

I provvedimenti approvati oggi

Sono stati numerosi i provvedimenti decisi nel Consiglio dei Ministri di oggi, proviamo a sintetizzarli:

1) Proroga dei contratti per i lavoratori precari delle Province.

2) Amministrazione straordinaria per l’Ilva di Taranto. Per la città saranno previsti fondi dedicati al porto, al Museo e alle bonifiche. I fondi alla fabbrica sono vincolati al rispetto delle normative ambientali.

3) Via libera al contratto di assunzione a tutele crescenti previsto dal Jobs Act.

4) Approvazione della Legge Europea 2014 con cui il Governo recepisce le direttive europee e (prova) a far fronte al gravoso problema delle infrazioni, che sono diminuite di una trentina da marzo a oggi. C’ ancora molto lavoro da fare.

5) Nomina di Tullio Del Sette è come nuovo comandate generale dell’Arma dei Carabinieri e di Claudio Graziano come nuovo capo di stato maggiore della Difesa.

Le premesse

È iniziato alle 10 il Cdm della Vigilia di Natale in cui Matteo Renzi metterà sul tavolo i decreti attuativi per il Jobs Act. Quanto ha finora approvato il Parlamento è infatti una delega (in bianco, secondo opposizioni e sindacati) al Governo, cui ora spetta il compito di riempire di contenuti il provvedimento.

Ieri Renzi ha anticipato il Cdm di oggi dicendo “Con il Jobs Act sarà più facile assumere, non licenziare”, e ha ribadito che le nuove regole non saranno retroattive e varranno solo per i neo-assunti, e in un tweet di ieri dopo l’accordo per Termini Imerese ha detto. “Anche questo è Jobs Act”.

In sintesi, il contratto a tutele crescenti, che riduce la possibilità del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, sarà applicato solo alle nuove assunzioni. Eppure riguarderà non solo i giovani al primo impiego ma anche chi cambierà azienda.

L’altro punto che il governo è chiamato a gestire è quello della disparità tra i giovani che verranno assunti ora senza le tutele dell’articolo 18 e i vecchi assunti che invece l’articolo 18 ce l’avranno ancora. Bisognerà poi stabilire l’entità degli indennizzi, compresa la possibilità che per il datore di lavoro ci sia l’opzione di superare il reintegro nel posto di lavoro a fronte di un licenziamento disciplinare ingiustificato e di scegliere comunque di pagare l’indennizzo ma più alto (il cosiddetto opting out), si lavora fino all’ultimo.

Ieri il premier ha preferito non esprimersi sui “dettagli tecnici” di questi aspetti, ma oggi il Cdm è chiamato a dare una risposta.

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