Rugby&Olimpiadi – Eccellenza ristretta ed estate seven

Abbiamo già detto delle polemiche nate tra Pasquale Presutti, coach del Petrarca Padova, e la Fir riguardo alle continue e prolungate pause del Campionato d’Eccellenza causa nazionale e coppe europee. Un tema del quale avevo già parlato mesi fa su La Settimana Sportiva, ma che torna in auge, anche se i tempi e gli eventi

Abbiamo già detto delle polemiche nate tra Pasquale Presutti, coach del Petrarca Padova, e la Fir riguardo alle continue e prolungate pause del Campionato d’Eccellenza causa nazionale e coppe europee. Un tema del quale avevo già parlato mesi fa su La Settimana Sportiva, ma che torna in auge, anche se i tempi e gli eventi portano a conclusioni rinnovate.

Abolita (per fortuna) l’inutile Coppa Italia, con un Torneo d’Eccellenza senza scopo, il campionato italiano di rugby si è ridotto a uno spezzatino indigesto che si trascina per mesi nell’anonimato e nella dimenticanza. Ai club costa soldi (anche se il campionato è chiuso per ferie gli stipendi si pagano comunque!), agli spettatori annoia restare lontano dai campi per settimane e ai giocatori serve poco. Un’esigenza, quelle delle pause in concomitanza con gli impegni dell’Italia, che andava bene in passato, ma che oggi è assurdo, quando il 100% degli azzurri viene pescato dalla Celtic League.
E, allora, come uscirne? La soluzione ci sarebbe e servirebbe non solo a mantenere vivo l’interesse sul massimo campionato, a rendere meno antieconomico per i club il rigido inverno europeo, ma potrebbe dare una spinta a quella disciplina che, anche se in Fir se ne dimenticano spesso, tra cinque anni sarà olimpica: il rugby seven. La soluzione ce la dà l’Inghilterra, dove dalla scorsa stagione alla fine dell’Aviva Premiership si è disputato un torneo di rugby a sette tra i club d’eccellenza (questa sì che è vera) britannici. Eliminiamo i tempi morti durante l’anno, continuiamo a far disputare l’Eccellenza anche a novembre, febbraio e marzo e facciamo, così, terminare il massimo campionato italiano all’inizio di primavera. E poi? Poi organizzare un torneo di livello di rugby seven, nel quale i club d’Eccellenza possono schierare i loro giocatori per far prendere loro confidenza con la disciplina, migliorare nell’handling e dare alla Federazione un parco giocatori già pronti per poter venir inseriti in una nazionale seven che, magari, potrebbe iniziare anche a essere decente. Sempre che ciò non faccia schifo…

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