Corea del Sud: Messo al bando il partito di sinistra Upp

La Corte Costituzionale scioglie un partito di sinistra, considerato “alleato” della Corea del Nord. La decisione, senza precedenti, pone molti interrogativi. Amnesty International: “a rischio libertà di espressione e associazione”

Lee Jung-Hee (leader dell’Upp) in una manifestazione di protesta vicino alla Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha preso una decisione senza precedenti: ha dichiarato fuorilegge un partito politico. Stiamo parlando della formazione di sinistra Upp (Partito Progressista Unificato), che è stata accusato di cospirazione e di accordi segreti con la Corea del Nord.

Per gli 8 giudici su 9 che hanno votato a favore della sentenza, l’Upp sarebbe “una minaccia per l’ordine democratico. E il partito di sinistra non può che prendere atto del proprio scioglimento, visto che non sarà concesso il ricorso in appello. Inoltre, il mandato dei suoi cinque parlamentari è automaticamente decaduto.

Così pare che Seul sia tornata indietro ai tempi dell’autoritarismo, ovvero a prima che venisse sancita la svolta democratica alla fine degli anni ’80. Risale perfino al ’58 lo scioglimento dell’ultima partito da parte della magistratura sudcoreana.

Molto dura, come era prevedibile, la replica di Lee Jung-hee (la leader dell’Upp) alla sentenza della Corte: “il paese è finito sotto la dittatura la dittatura di Park Geun-hye“. Il riferimento è molto chiaro, la politica di sinistra ha voluto associare la figura dell’attuale Presidente Park Geun-hye a quella di suo padre, Park Chung-hee, dittatore al potere tra gli anni ’60 e ’70.

Le tensioni tra il governo e l’Upp sono deflagrate già nel febbraio di quest’anno, quando è stato arrestato un parlamentare dell’Upp: Lee Seok-Ki. Secondo il tribunale, stava organizzando un colpo di Stato, di intesa con Pyongyang. Ad accusarlo è stato un informatore dei servizi della Corea del Sud ed è stato condannato alla pena severissima di 12 anni di carcere. Per il partito di sinistra, invece, l’operazione è stata tutta una montatura per dimostrare “fantomatici” accordi con il regime di Kim Jong-un.

Le proteste di Amnesty International sul caso non sono mancate. Secondo l’organizzazione, il governo sta applicando in modo perverso la Legge sulla sicurezza nazionale. Ovvero, si sta avvalendo della normativa per ridurre al silenzio, arrestare e condannare oppositori politici.

Roseann Rife, direttore ricerche di Amnesty International per l’Asia orientale, ha dichiarato: “la messa la bando dell’Upp solleva seri interrogativi per quanto riguarda l’impegno delle autorità per la libertà di espressione e di associazione“.