Noi con Salvini, chi ne fa parte?

Il leader della Lega alla ricerca del fragile equilibrio tra politici d’esperienza e personaggi pronti a salire sul carro di turno.

Aggiornamento 22 dicembre – Il nome vero del nuovo partito di Matteo Salvini è Noi con Salvini, il che rende subito più chiaro come, almeno per il momento, non si tratti di un partito vero e proprio ma più che altro di una serie di comitati elettorali locali che si organizzeranno con l’obiettivo di essere pronti per l’infornata di elezioni comunali e regionali previste per l’election day del 2015.

Noi con Salvini: i primi nomi e il rischio riciclati

La Lega dei Popoli – soggetto meridionalista contraltare della Lega Nord e pedina fondamentale nella strategia nazionale di Matteo Salvini – doveva essere annunciata già due mesi fa. Nel frattempo si è avuta la conferma del nome, la certezza che i primi circoli leghisti al di fuori del nord Italia stanno iniziando a sorgere e che i primi politici meridionali hanno iniziato la marcia di avvicinamento verso Matteo Salvini. Ma è proprio qui che sono iniziati anche i primi problemi.

Già qualche settimana fa si era letto che Salvini aveva momentaneamente stoppato tutta la manovra per arrivare al varo della Lega dei Popoli per evitare che sul suo carro (o Carroccio) salissero in massa vecchi arnesi della politica, reduci di battaglie perse, riciclati di ogni sorta in cerca di un nuovo leader di successo a cui affidare la propria carriera politica agonizzante. Per Salvini è il pericolo numero uno: ritrovarsi la neonata “lega sud” infiltrata da vecchi trombati pronti a sposare una causa qualunque è il modo migliore per far naufragare tutto subito. Da questa consapevolezza, la decisione di rimandare il varo del partito a quando l’inevitabile lista del “chi ne fa parte” sarà più convincente.

Le cose, però, non sembrano andare poi così bene, visto che il tempo passa, la struttura si sta organizzando, ma Salvini continua a tacere sul progetto, la cui unica certezza è che ci sarà il suo nome in lista. Qualche nome, però, inizia a trapelare. E non si tratta di volti nuovi. Il più noto tra questi è Silvano Moffa: ex presidente della provincia di Roma, ex Pdl che seguì Gianfranco Fini nella sua avventura di Futuro e Libertà e che poi aveva fatto marcia indietro. Non proprio un rottamatore, insomma.

Per quanto riguarda la Campania, troviamo invece Mario Landolfi (ex ministro di Berlusconi) e Gennaro Colonello, che è stato vice-coordinatore del Pdl campano. Si parla anche dell’ex Msi Gianluca Cantalamessa e del presidente di Fare Ambiente Vicenzo Pepe. In Puglia troviamo invece l’ex sindacalista Ugl Rossano Sasso e Marcello Orru (ex Partito sardo d’azione) in Sardegna. Pare che ci siano però anche alcuni nomi del Pd pronti ad andare tra le braccia di Salvini.

Ora, per il leader della Lega Nord l’equilibrio è molto fragile. Da una parte la necessità di affidare l’organizzazione del partito al sud a persone già note sul territorio, che hanno gli agganci giusti e che sanno come far funzionare la macchina. Dall’altra la necessità che la Lega dei Popoli non si presenti come l’esercito di coloro i quali cercano una nuova collocazione politica in un momento di grandi cambiamenti. Il fatto che il leader leghista abbia deciso di rimandare il tutto significa che il livello d’attenzione è alto, ma alcuni dei nomi che circolano con insistenza non fanno pensare che tutto stia andando per il verso giusto.

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