Renzi gioca al “gatto col topo” nell’Assemblea Pd. Verso l’election day di maggio?

Il teatrino della politica italiana ha riproposto ieri a Roma con l’Assemblea nazionale del Partito democratico uno dei suoi atti più “classici”, ad uso e consumo di se stesso, abissalmente lontano dal Paese reale.

Assenti polemicamente gli ex big “rottamati” quali D’Alema, Bersani, Bindi ecc. (ma già Lenin ricordava che in politica gli assenti hanno sempre torto), non è stato difficile per il segretario-premier giocare al gatto col topo, lasciando alle minoranze solo una finestrella-sfogatoio con Cuperlo, Fassina, Lerner (con stile diverso fra loro) e Civati muto, ignari di giocare una parte scontata in una commedia dove si sa già come va a finire, chi perde e chi vince.

Il dato politico è uno solo: Matteo Renzi tira diritto per la sua strada, con una politica di annunci su riforme sempre da fare, con un partito strozzato da una museruola sempre più stretta, alla ricerca dell’ultimo aggancio con i dissidenti meno intransigenti (Bersani), per poi rivolgersi direttamente al Paese con la celeberrima riproposizione berlusconiana “Volevo fare, non me lo hanno concesso i nemici dentro e fuori, farò tutto e subito, datemi la forza perché possa decidere io solo”.

Ecco, siamo ai tre squilli di tromba che anticipa la dichiarazione di guerra, in questo caso, l’apertura della campagna elettorale, poi le elezioni politiche anticipate. Proprio l’altro ieri è stato deciso un “election day” il 17 maggio 2015 per regionali e amministrative, che ci vuole ad aggiungerci Camera e Senato e aprire le urne col Mattarellum, buono per riempire di voti il canestro del Pd renziano?

In queste settimane il casus belli si trova e ieri nel lussuoso Hotel Parco dei Principi bastava vedere come si muoveva la platea (ma anche sul palco la mimica di una insofferente Serracchiani) per capire che una scintilla può accendere il falò.

Non è mancata neppure la ciliegina sulla torta, con Berlusconi (dal 15 febbraio “libero” di tornare in campo “verginello”) che col tempismo dei provocatori di professione ha fatto sapere che dentro il Patto del Nazareno oltre alle riforme c’è un metodo condiviso per individuare il successore di Napolitano. Cotta e mangiata. E le smentite di una kapò quale la Serracchiani sono fatte apposta per confermare quanto dice l’ex Cav.

Qui siamo. Ha ragione Anselmo Del Duca: “Il dado è tratto. Il Rubicone è varcato. Renzi non ha esitato un solo istante. Ha travolto la minoranza democratica, relegandola in un angolo, ma ha anche fatto un passo irreversibile verso una mutazione genetica del suo Pd. Il punto di non ritorno è ormai superato. Per i suoi oppositori interni è suonata la campana dell’ultimo giro: se hanno coraggio non possono che andarsene. Se non ne hanno, non possono che chinare il capo”.

Già, aspettando l’elezione del nuovo capo dello Stato. Aspettando Godot.

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