Coppe europee – Italia: quei numeri in rosso… vergogna

Il quinto fine settimana europeo segna una nuova pagina nera per la palla ovale italiana. Un successo, di misura, sui rumeni del Bucuresti Oaks non basta a salvare la faccia di fronte a un fallimento totale dell’ovale azzurro. Non sono le cinque sconfitte subite a fare male, ma i numeri che raccontano queste sconfitte, dentro

Il quinto fine settimana europeo segna una nuova pagina nera per la palla ovale italiana. Un successo, di misura, sui rumeni del Bucuresti Oaks non basta a salvare la faccia di fronte a un fallimento totale dell’ovale azzurro. Non sono le cinque sconfitte subite a fare male, ma i numeri che raccontano queste sconfitte, dentro e fuori dal campo. E, forse, è il momento che qualcuno, dalla cima della piramide fino alla base, si guardi in faccia e si chieda se, veramente, si può andare avanti così.

Leggiamoli, quindi, i numeri di questa disfatta di Azzurrovalia. 99, i punti subiti da Treviso e Aironi sabato pomeriggio, cui si sommano i 169 presi dalle quattro italiane di Challenge Cup, per un totale di 268 punti subiti. Mediamente, quindi, 45 punti a testa, se poi si escludono i Crociati (che affrontavano Bucuresti), contro le formazioni d’elite l’Italia ha mediamente portato a casa 51,2 punti.
Di contro, i punti fatti dalle sei italiane sono stati ben 64, cioé 10,7 a cranio. E, anche qui, se togliamo i sedici punti di Parma, la media scende a 9,6 punti, neanche una meta e un piazzato insomma. Calcolando solo le due celtiche, poi, vediamo sul tabellino un 25 punti fatti, cioé 12,5 a testa. Contro i quasi 50 subiti. Qualcuno si offende se si usa il termine umiliazione?
Ma prima di tornare in campo, diamo un’occhiata fuori. Sugli spalti. A Treviso, fonte Erc, c’erano 4.000 spettatori. Non pochi, ma comunque il peggior risultato di tutto il turno di Heineken Cup, quasi doppiati anche dalla sfida di certo non da tutto esaurito di Cardiff, dove giocava Castres. Peggio è andata in Challenge Cup. Eccezione bellissima che conferma la regola quella de I Cavalieri Prato che portano allo stadio 3.700 persone, un numero in media con il torneo continentale e una cifra più che importante per una realtà emergente, nuova e che non “risiede” nel territorio ovale italiano. Già, quel territorio che da Parma arriva fino in Veneto. Quel territorio che per l’arrivo del Gloucester porta al Battaglini ben 800 paganti, mentre a Parma, per Crociati-Bucuresti si scende a 370 persone. E vogliamo parlare ancora di rugby d’elite?
Ma torniamo di nuovo sul terreno di gioco, con le ultime, tragiche, cifre. Ne ha accennato ieri il collega Francesco Volpe sul Corriere dello Sport, ma ribadiamo il concetto. A Treviso, ieri, era presente sulle tribune Nick Mallett, il coach dell’Italia. Allenatore che oggi diramerà i convocati per il Sei Nazioni alle porte. Cosa ci faceva a Monigo l’allenatore sudafricano? Probabilmente voleva vedere come gioca la squadra del suo futuro sostituto, Jacques Brunel, mentre dubito volesse vedere all’opera i suoi ragazzi, quelli da convocare. Perché? Semplice, perché titolari nella Benetton c’erano solo tre papabili azzurri: Gonzalo Garcia, Paul Derbyshire e Franco Sbaraglini. Gli altri italiani schierati non dovrebbero avere chance azzurre, da Galon a de Jager (argh!!), da Rouyet a Pavanello, passando per Bernabò. Nick, quindi, ha dovuto aspettare la ripresa per vedere un po’ d’azzurro, con Ghiraldini, Vosawai (subito rotto), Cittadini e Sgarbi. Cioé tre azzurri in campo e quattro in panchina.
E a Bath? E’ andata un po’ meglio, ma neanche troppo. Titolari: Perugini, Del Fava, Sole, Canavosio e, forse, Matteo Pratichetti. In panchina: Ongaro, Aguero, Bortolami, Favaro (rotto) e Bocchino. Cinque azzurri in campo e cinque in panchina. Questo significa che le due franchigie hanno schierato otto azzurri titolari e nove panchinari. Diciassette azzurri su quarantasei convocati. Cui possiamo aggiungere, per onore del vero, anche Alberto de Marchi, non azzurrabile oggi ma in prospettiva, così come Venditti, Pavan e Furno tra gli Aironi, e Filippucci, Pavanello e Rizzo nella Benetton. Saliamo così a 24 su 46. Sempre troppo pochi. Anche perché, se si escludono equiparati, oriundi e pensionati…

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