Brasile: Presentato rapporto sui crimini della Dittatura. Rousseff in lacrime

Il rapporto della Commissione Nazionale di Verità parla chiaro: la dittatura brasiliana ha sistematicamente ucciso e torturato. Il Presidente Rousseff, anche le vittima di torture negli anni ’70, non riesce a trattenere la commozione

Ieri, la Comissão Nacional da Verdade del Brasile (Commissione Nazionale per la Verità) ha consegnato il rapporto inerente ai crimini commessi dal regime militare, che fu al potere dal 1964 al 1985. L’organismo è stato incaricato dal parlamento di Brasilia nel 2012 ed ha svolto un lungo ed accurato lavoro di indagine, che ha portato a dei risultati incontrovertibili: la dittatura ha sistematicamente praticato l’omicidio politico, la tortura e l’intimidazione nei confronti di oppositori politici e di soggetti considerati “sospetti”. L’analisi svolta contiene molti documenti e si basa su un nutrito numero di testimonianze di cittadini brasiliani che vissero in quegli anni.

Il testo è diviso in tre volumi ed è composto da 3380 pagine. Illustra i reati commessi contro 434 oppositori, dei quali 210 sono dati per dispersi e 224 per morti (ma solo 33 corpi sono stati individuati). Inoltre, vegono indicati i nomi di 377 responsabili, di cui un centinaio sarebbe ancora in vita. Secondo la Commissione, per questi ultimi non andrebbe applicata l’amnistia del 1979, perché le loro azioni potrebbero essere perseguibili come “crimini contro l’umanità“. Tuttavia, come sottolineato da El Pais, sarà difficile intraprendere questa strada perché il Tribunale Supremo Federale, nel 2010, aveva statuito che anche i reati di tortura erano da considerarsi amnistiati.

Dalle carte viene anche confermato il coinvolgimento di Stati Uniti e Regno Unito. I due paesi non intrattennero solo ottimi rapporti con i presidenti che si susseguirono nel periodo della dittatura, ma offrirono loro anche un importante supporto nell’addestramento per gli interrogatori. Risulta, infatti, che gli ufficiali brasiliani ricevettero un’ottima “formazione” a Panama e a Londra, sia per quanto riguarda la messa in atto delle torture corporali, sia per quanto concerne le torture psicologiche.

A tale riguardo segnaliamo che l’ex colonnello Paulo Malhães, uno dei pochi responsabili che ha collaborato con la commissione, ha rilasciato dichiarazioni agghiaccianti. Come riportato dal The Guardian, il militare ha detto che il Regno Unito “era il posto migliore dove imparare” la tortura psicologica. Quest’ultima: “Non lasciava segni fisici ed era molto più efficace rispetto alla forza bruta, soprattutto quando si voleva provare a trasformare i militanti in agenti infiltrati“.

Due settimane dopo aver collaborato con la commissione, Malhães è stato trovato morto a casa sua in circostanze tutte da chiarire. In molti pensano che sia stato assassinato, al fine di impedirgli di fornire ulteriori informazioni.

Nel presentare il rapporto, il presidente Dilma Rousseff si è commossa e ci ha tenuto a specificare che il lavoro della Commissione rientra tra “i gesti che costruiscono la democrazia“. Inoltre ha aggiunto: “il Brasile merita di sapere la verità […] e verità non significa revanscismo“.

Al fine di non riaccendere inutili polemiche, il Presidente ha tenuto sempre un atteggiamento piuttosto sobrio sul tema delle torture, sebbene lei stessa ne fu una vittima. Nel 1970, infatti, fu catturata dai militari e tradotta in carcere perché militante di Avanguardia Armata Rivoluzionaria. L’allora ventenne Rousseff fu torturata (appesa a testa in giù, pestata e le furono date forti scariche elettriche in parti sensibili). Alla fine della prigionia era deperita e riportava un problema alla tiroide, che poi si trasformò in un cancro.