Recupero periferie: nella Legge di stabilità un piano da 200 milioni di euro

Sei giovani architetti hanno risposto all’invito di Renzo Piano: ora il Governo finanzierà i progetti di recupoero nelle periferie di Torino, Roma e Catania

Dopo il rapporto Censis che parla di “rischio banlieu parigine” anche in Italia – e la rivolta di Tor Sapienza nelle ultime settimane ne è la più recente conferma – il Governo ha deciso di stanziate 200 milioni di euro, all’interno della legge di stabilità, per sostenere i progetti di sei giovani architetti – coordinati dal Senatore a vita Renzo Piano – che daranno nuova forma alle aree degradate di tre città italiane: Roma, Torino e Catania.

I sei giovani architetti sono Michele Bondanelli, Eloisa Susanna, Roberto Giuliano Corbia, Roberta Pastore, Federica Ravazzi e Francesco Lorenzi, selezionati fra 600 candidati in un concorso effettuato via Internet.

Il primo progetto riguarda la riqualificazione di Borgata Vittoria, a Torino, dove negli anni Cinquanta risiedevano prevalentemente operai della Fiat e delle aziende dell’indotto auto. Un quartiere che si è trasformato in un dormitorio senza servizi, né luoghi d’incontro. Ora si tenta la riconversione, coerentemente con quanto avvenuto in altre zone della città. Il secondo progetto, quello che interessa Roma, riguarda il viadotto dei Presidenti nella zona Nuovo salario (pensato negli anni ’90 come asse di collegamento tra Roma Nord e Roma Sud attraverso una ferrovia leggera) trasformato in una sorta di high line newyorkese con tanto di pista ciclabile, un corridoio circondato da piante dove camminare e una piazza dove incontrarsi. Il terzo è a Catania, nel Campo San Teodoro di Librino, dove si è lavorato alla restituzione di una palestra alla collettività e a un progetto legato agli orti sociali.

Ben vengano queste iniziative, anche perché è dimostrato che cambiare la conformazione urbanistica della città ha un impatto anche sui comportamenti e sullo stile di vita delle persone. Ma ci sono priorità da non dimenticare, quelle dettate dalle emergenze: la manutenzione del territorio è certo meno mediatica e spettacolare, ma salva vite e soprattutto fa risparmiare in costi di “riparazione” se si agisce tempestivamente. Sempre che alla politica interessi l’argomento.

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