La moda delle false autobiografie

Nel tempo libero provo a fare lo scrittore e mi rendo conto che non è facile inventare trame nuove, è stato detto praticamente già tutto e la differenza la fanno i dettagli e il modo in cui vengono combinati insieme. Resta però il fatto che alla base di ogni libro di narrativa c’è una scintilla

Nel tempo libero provo a fare lo scrittore e mi rendo conto che non è facile inventare trame nuove, è stato detto praticamente già tutto e la differenza la fanno i dettagli e il modo in cui vengono combinati insieme. Resta però il fatto che alla base di ogni libro di narrativa c’è una scintilla creativa, una realtà fittizia che serve talvolta a raccontare fatti veri. Dovrebbe essere così, almeno, ma nel caso di Margaret B. Jones è accaduto il contrario. Viene spacciata per vera una completa finzione. “Love and Consequences”, così si chiama il libro, doveva essere l’attesissima autobiografia di una ragazza metà bianca metà indiana d’America, adottata e cresciuta nella povertà a Los Angeles, tra droga e baby-gang. Una storia toccante. Se non fosse totalmente falsa.

Margaret Seltzer (questo il nome vero) non è mezza indiana, viveva in un quartiere residenziale di Los Angeles, non è mai stata adottata e non ha avuto a che fare con droga e baby-gang. Quando l’ha scoperto la Riverhead Books ha deciso di ritirare dal mercato tutte le copie del libro. Mi domando però se davvero non avessero investigato sulla storia: possibile mai? In ogni caso, non è la prima volta che succede qualcosa del genere. Due anni fa James Frey scrisse il memoriale di un tossico redento, “In un milione di piccoli pezzi“, del tutto inventato. Stessa cosa per “Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa” di J. T. LeRoy, in cui l’autore raccontava di come fosse stato spinto dalla madre a prostituirsi all’età di 12 anni e quindi alla droga. Anche stavolta non era vero niente. Leroy non è mai esistito. A scrivere i libri è sempre stata Laura Albert, quarantenne di Brooklyn Heights.

Se pensate che sia finita qui però vi sbagliate. Altre due storie simili sono state smascherate in questi giorni. Alan Greenspan ha confessato di non essere mai stato presidente della Federal Reserve Board, come ha sostenuto nella sua autobiografia “Irrational Exuberance”, pubblicata lo scorso autunno. Le grandi conferenze raccontate erano inventate di sana pianta. Ora ha detto che restituirà gli 8,5 milioni di dollari di anticipo ha ricevuto dal suo editore. E la scorsa settimana è stata la volta di Misha Defonseca, che in “Misha: A Mémoire of the Holocaust Years“, non ancora pubblicato negli Stati Uniti ma già celebrato in Europa, afferma che era stata adottata da un branco di lupi che l’ha protetta dai nazisti. I francesi hanno anche fatto un film su questo episodio, chiamato “Sopravvivere con i Lupi”.

L’elenco è lungo e si potrebbero citare anche altri casi, ma mi fermo qui, inutile fare l’elenco e tra l’altro avrei un po’ da fare. Ho da scrivere la mia falsa autobiografia di giovane disoccupato finito in mano agli usurai e costretto a vendere un rene per pagare il debito.

Via | Time