Italrugby – Brunel, un director of rugby per tutto il movimento, o sarà il solito fallimento

Visto che il segreto di Pulcinella non è più tale e senza stare tanto a discutere su tempismi e opportunità (sono convinto che se prima dei TM fosse folle parlare di dopo-Mallett, ora sarebbe ridicolo far finta che tutto vada bene così), affrontiamo con largo anticipo la questione Brunel. Mentre l’Italia ovale si prepara al

Visto che il segreto di Pulcinella non è più tale e senza stare tanto a discutere su tempismi e opportunità (sono convinto che se prima dei TM fosse folle parlare di dopo-Mallett, ora sarebbe ridicolo far finta che tutto vada bene così), affrontiamo con largo anticipo la questione Brunel. Mentre l’Italia ovale si prepara al Sei Nazioni e punta decisa ai Mondiali, vediamo come il prossimo quadriennio possa essere migliore dei precedenti.

Se Jacques Brunel verrà messo a capo della nazionale italiana con le stesse condizioni dei suoi predecessori, da Johnstone in poi, allora nulla cambierà. Certo, potranno esserci risultati migliori o peggiori rispetto a Mallett, vi potrà essere un gioco più bello, o forse no, e potremo toglierci qualche soddisfazione, o subire qualche cocente delusione. Ma il succo non cambierà. Il coach della nazionale resterà un’entità avulsa dal movimento, un dipendente strapagato senza reali poteri di cambiare la situazione, magari pure condizionato nelle poche scelte che avrebbe a disposizione.
Pensiamo a Mallett. Allenatore dell’Italia, con uno staff tecnico mediocre e non all’altezza di una nazionale d’elite che gli è stato imposto dal suo datore di lavoro, senza voce in capitolo per quel che riguarda Accademie, campionato o franchigie. Certo, lui le sue opinioni le esprimeva, ma a titolo puramente personale. E inascoltato il più delle volte. Pensiamo, invece, a Kirwan in Giappone. Coach della nazionale, l’ex All Black ha in mano quasi per intero il movimento nipponico e gestisce, con idee e sul campo, ogni innovazione e rivoluzione del rugby giapponese. Un director of rugby con un’idea futuristica che faccia crescere professionalmente la palla ovale in una nazione con poca tradizione rugbistica. A stretto contatto con gli altri tecnici, Kirwan lavora con e per il movimento, non solo per la nazionale. Con un progetto, guardando non solo all’oggi, ma anche e soprattutto al domani.
Ecco, di questo l’Italia ha bisogno. Non di un coach rinchiuso nel suo bel ritiro in riva al lago, che va a vedere qualche match di Celtic League, ma poi ritorna nell’ombra. Senza possibilità (né volontà) di proporre e fare. Jacques Brunel deve arrivare in Italia con la libertà di proporre e fare, dalle Accademie alle franchigie, dal campionato d’Eccellenza alla programmazione della nazionale. Deve poterlo fare con gente di cui si fida e in cui crede. Come Serge Milhas, se i rumors sono confermati. E, in ottica di far crescere i tecnici italiani, sia lui a girare, a studiare, a valutare e a proporre quei tecnici, e ce ne sono checché ne dica Mauro Bergamasco, validi e moderni per affiancarlo o per dar loro ruoli importanti. Sia lui il motore meritocratico del movimento e non altri dottoroni.

Ecco, il cambio d’allenatore sarà un toccasana per l’Italia solo in questo caso. Se si crede in lui e si lascia che sia lui a portare avanti un progetto. A quel punto si può parlare di riconferme al di là dei risultati (vedi paragone con Gatland tanto amato nei commenti del blog), se i risultati veri si vedono anche al di fuori della nazionale. Se, invece, Jacques Brunel sarà solo una marionetta in mano ai soliti maneggioni che vogliono mantenere lo status quo di mediocrità del movimento per paura di “perdere la cadrega”, beh, allora non c’è tecnico che tenga (a questo proposito ascoltate attentamente la terza parte dell’intervista rilasciata da George Coste a Radio R101 ieri). Che si chiami Brunel, Mallett, Coste, Loffreda, White o Henry. E tra quattro anni saremo ancora qui a discutere se Brunel ha fatto più o meno mete di Mallett, se è migliorata la difesa o peggiorato l’attacco, se l’Italia ora resiste 76′ invece dei 75′ della gestione precedente. E magari avremo la memoria corta e selettiva e racconteremo favole come qualcuno ama fare ora.

I Video di Blogo