Russia, Il Cremlino conferma: “Recessione nel 2015”

Prezzo del petrolio e sanzioni mettono in crisi l’economia russa. Così Putin è stato costretto a firmare una finanziaria a budget ridotto. Ma le difficoltà di Mosca hanno ripercussioni anche sull’Italia

L’anno prossimo l’economia russa potrebbe entrare in recessione, e così il Cremlino è stato costretto a presentare una finanziaria (periodo 2015-2017) a budget ridotto. La decisione è parsa inevitabile, dopo il “lunedì nero” della borsa: ancora questa mattina il rublo ha segnato un nuovo record negativo, con il cambio dell’euro a 68 rubli e quello del dollaro a 65.

Dunque, per correre ai ripari è stato necessario disporre un piano di taglio dei costi perché, come ha spiegato il ministro per lo Sviluppo Alexey Vedev, il Pil potrebbe subire una flessione dell’0,8% nel 2015. E pensare che fino a poco tempo fa si stimava una previsione di crescita dell’1,2%.

Si parla già di prime sforbiciate agli stipendi di insegnati e medici nelle province russe, ma non si dovrebbe arrivare ad operazioni di macelleria sociale. Il Welfare e la Difesa, nell’ottica di Vladimir Putin, rimangono settori strategici. I tagli, allora, toccheranno soprattutto settori quali l’innovazione, lo sviluppo, la piccola impresa.

Ed è proprio in questo contesto che va letto lo stop alla costruzione del South Stream. Fatto, quest’ultimo, che sta avendo ripercussioni anche sull’Italia, visto che nella realizzazione dell’infrastruttura è coinvolta la Saipem, società controllata da Eni. Il progetto, però, ha un costo esorbitante: 50 miliardi di dollari, decisamente fuori dalla porta di Mosca in questo momento, alle prese com’è con le sanzioni occidentali e con il crollo del prezzo del petrolio.

Ad aggravare la situazione economica, il prossimo anno, potrebbe essere anche l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, addirittura un +12% (cifra confermata dal governo). I rincari potrebbero verificarsi a causa dell’embargo Ue e toccherebbero esclusivamente le classi sociali più basse.

Ma a subire i danni delle crisi russa saremo anche noi. Non solo per l’affare sfumato del gasdotto, ma anche per l’embargo che penalizza le nostre aziende. Secondo Vittorio Torrembini, dell’associazione di business Gim Unimpresa, le sanzioni hanno prodotto 250 milioni di euro di perdite per l’agroalimentare italiano, e altri 650 milioni sono previsti nel 2015.

Intnato, il ministero del Tesoro russo aggiunge un altro particolare, che spiega bene la situazione critica che sta vivendo il paese. Secondo quanto confermato da Maxim Oreshkin, si potrebbe mettere mano al Fondo di riserva. Ovvero, si pensa di prelevare una somma pari a non più di 10 miliardi di dollari, proveniente dal gettito supplementare accumulato negli anni.

Infine, segnaliamo che per il quotidiano Kommersant, il ministero delle Finanze e dell’Economia avrebbe già pronto un piano B, nel caso in cui il prezzo del petrolio e sanzioni rimanessero al livello corrente. Ma, per ora, non è dato sapere di cosa si tratti nello specifico.

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