L’asse di ferro tra Russia, Lega Nord e Front National. Le ragioni

I soldi di oligarchi vicini a Putin piovono nelle tasche di Marine Le Pen. E adesso potrebbe essere la volta di Salvini. Ma perché?

La notizia che Matteo Salvini riuscirà a incontrare Vladimir Putin a Mosca nel gennaio 2015 ci dà lo spunto per provare un po’ a capire che cosa sta succedendo, e soprattutto perché, in questo triangolo che si è andato a creare tra la Russia, la Lega Nord e il Front National. Ricapitoliamo: una banca russa guidata dall’oligarca Roman Yabukovich Popov – molto vicino al presidente russo – finanzia per 9 milioni di euro il partito di Marine Le Pen per consentirle di affrontare seriamente le prossime elezioni presidenziali (le banche francesi non staccano assegni per chi vuole l’uscita dall’euro); Matteo Salvini vola nel weekend per partecipare al congresso del FN e adesso prepara anche lui la visita a Putin. Che ci siano dei soldi in arrivo anche per la Lega Nord?

Per il momento, Salvini nega: “Il rapporto tra la Russia e la Lega Nord è culturale, politico e commerciale; facciamo gli interessi degli italiani in crisi. Poi se su alcuni progetti in Europa ci fosse sostegno anche economico della Russia, perché no? Finora, però, non si è visto neanche un euro”. L’amore di Salvini per Putin non è una novità, tanto che già aveva sperato – senza successo – di incrociarlo nella sua ultima visita a Mosca in ottobre, riuscendo però a rimediare in occasione del Vertice Asem di Milano del 17 ottobre, quando i due si videro per un colloquio privato.

Il triangolo, quindi, si va perfezionando e Russia, Lega Nord, Front National vanno avanti a braccetto. Ma quali sono le ragioni? In effetti, tutti i partiti che oltre a essere xenofobi si caratterizzano anche per essere contro la Ue e contro l’euro prendono a modello la Russia di Putin, che di questa Unione Europea è sempre più un avversario e sta ormai abbandonando i progetti di entrare a far parte per davvero “dell’Occidente”. Un’ammirazione che non può essere del tutto svincolata anche dalla democrazia molto autoritaria che Putin esercita a casa sua; un modello di regime che sicuramente affascina leader, militanti e sostenitori dei partiti di estrema destra.

Ma alla fin fine, al di là delle questioni ideologiche, è tutto molto più legato a una strategia di medio-lungo termine di Putin: sia Salvini che Le Pen si spendono da tempo e si spendono tantissimo contro le sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia (entrambi, dicono, per tutelare l’economia delle loro nazioni). E dal momento che le sanzioni europee fanno parecchio male alla Russia, non è così strano che Putin abbia un interesse davvero concreto ad appoggiare le formazioni europee a lui più vicine.

E così, l’asse tra Putin, Salvini e Le Pen potrebbe anche avere un obiettivo molto più ambizioso: attraverso i finanziamenti che piovono dalla Russia, i leader europei “russofili” potrebbero tentare la scalata nelle loro nazioni, e creare così un avvicinamento tra l’Europa e la Russia in cui siano però – per cominciare – Roma e Parigi ad avvicinarsi a Mosca, e non Mosca a Bruxelles. Visto così, sembra un progetto quasi da spy story, ma non bisogna nemmeno sottovalutare la pianificazione a lungo termine che la Russia sta mettendo in piedi (e di cui dà costantemente prova contro un’Europa sempre indecisa a tutto) e che punta a renderla il baricentro euro-asiatico (a questo punto anche con delle propaggini mediterranee).

Se davvero così fosse, però, perché i soldi sono arrivati solo nelle tasche di Marine Le Pen? Probabilmente perché il Front National ha un serio progetto, che si concretizzerà nella candidatura a presidente del suo leader. Mentre di Salvini ancora non è chiaro quali siano i piani. Potrebbe anche essere solo questione di tempo, e poi anche il segretario della Lega potrebbe vedersi staccare un maxi assegno da Putin, che si coccola i suoi “avamposti” nel cuore dell’Europa.

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