Gas, Putin minaccia la Ue: “Stop alla costruzione del South Stream”

Putin minaccia di non realizzare più il gasdotto a causa degli ostacoli posti dalla Ue. Bruxelles prova a ricucire, ma ormai pare che la decisione sia presa. Intanto, questa mattina, il titolo di Saipem (Eni) è crollato

Questa mattina, Saipem, società controllata da Eni, è crollata in borsa. Non è riuscita a fare prezzo in avvio di seduta, e successivamente, quando è entrata negli scambi, ha segnato un calo dell’8% a 10,35 euro. Questo è uno dei primi effetti causati dalle dichiarazioni del presidente russo, Vladimir Putin, che ieri si è pronunciato sul progetto South Stream, gasdotto che dovrebbe connettere direttamente la Russia e l’Unione Europea.

L’italiana Saipem si è aggiudicata, insieme ad altre società europee, la realizzazione di una delle due linee dell’infrastruttura. I lavori sono già partiti, visto che due navi posa tubi sono all’opera nel Mar Nero. Ma Putin, stanco dei continui tentennamenti della Ue e della Bulgaria pare ora aver cambiato idea.

Eco cosa ha detto ieri, durante la sua visita in Turchia: “La Ue continua a ostacolare il progetto, se continua così porteremo il nostro gas altrove […] Tenendo conto del fatto che finora noi non abbiamo ricevuto autorizzazioni dalla Bulgaria, noi crediamo che nelle condizioni attuali la Russia non possa continuare con la realizzazione del progetto“. Parole, queste, che hanno messo in allarme Bruxelles, che oggi prova a stemperare i toni.

A tale riguardo, evidenziamo che il vice di Juncker, Maros Sefcovic, ha puntualizzato che “la Commissione non è mai stata contro South Stream, ma ha solo detto che si devono rispettare le regole Ue“. Inoltre, Sefcovic ha ribadito che l’incontro su South Stream con la Russia, fissato il 9 dicembre prossimo, avrà luogo comunque, a prescindere dalla presa di posizione del Cremlino.

Alcuni osservatori hanno interpretato inizialmente le parole di Putin come una minaccia a cui non seguiranno azioni concrete. Ma poi, con il passare delle ore, è diventato sempre più palese che il Cremlino sta facendo sul serio. Il Presidente Putin, infatti, ha annunciato un accordo con il premier turco Erdogan per un aumento delle forniture ad Ankara, attraverso il gasdotto Blue Stream, di 3 miliardi di metri cubici. E, inoltre, ha manifestato l’intenzione di costruire un nuovo gasdotto lungo il confine greco-turco per i soli consumatori dell’Europa del Sud.

A corroborare gli annunci di Putin, sono arrivate questa mattina anche le dichiarazioni del portavoce del ministro degli Esteri russo, Aleksandr Lukashevich. Quest’ultimo ha detto ai giornalisti che, preso atto degli ostacoli posti dalla Ue, sarà necessario individuare “altre forme per realizzare i piani collegati alle forniture di gas in altre regioni“. Inoltre, il numero uno di Gazprom (società russa che fornisce un terzo del gas a tutta Europa), Alexei Miller, ha sostenuto, senza troppi giri di parole, che “il progetto non si farà più e questo è tutto“.

Così la crisi Ucraina pare aver affossato definitivamente la costruzione dell’infrastruttura. Ma c’è di più. Bisogna, infatti, ricordare che l’economia russa è fortemente in crisi non solo per le sanzioni occidentali, ma anche per il crollo del petrolio. Ciò ha escluso Mosca dal finanziamento delle Banche internazionali, fondamentale per sostenere un progetto che si aggirerebbe intorno ai 50 miliari di dollari.

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