Renzi, carta bianca del Pd sull’Italicum. Ma per Berlusconi prima c’è il Colle

Mentre il termometro della crisi economica dell’Italia continua a segnare dati preoccupanti (l’Istat segna un Pil a -0,3% nell’ultimo trimestre) Matteo Renzi nel “gran consiglio” del Pd si fa dare carta bianca sull’Italicum.

Poco conta che i dissidenti interni non partecipano al voto: il premier-segretario rivolge ad altri il proprio interesse: verso Berlusconi tornato minaccioso, verso i parlamentari delusi del M5S, considerati utili (idioti?) nelle prossime battaglie di Camera e Senato e verso Matteo Salvini, giunto come la manna dal cielo per individuare il nuovo nemico.

Di fatto Renzi si affida alla tattica, cercando di praticare la politica dei due forni di andreottiana memoria, come se sulla bilancia gli “alleati” avessero lo stesso peso e il “rottamatore” non avesse creato la propria escalation politico-istituzionale grazie al Patto del Nazareno, cioè un asse privilegiato con Verdini (alias Berlusconi).

Ora, Berlusconi alza di nuovo la voce e minaccia perché chiede semplicemente a Renzi di rispettare quel Patto, in un rapporto tra legge elettorale e scelta del nuovo presidente della Repubblica a favore del rais di Arcore. Evidentemente l’ex Cav non crede più alle promesse di Matteo e ai suoi ripetuti: “ Silvio, stai sereno”.

Se Renzi vuole cambiare oggi, in corso d’opera, le carte in tavola, altra strada non ha che quella delle elezioni anticipate, perché Berlusconi non gli darà disco verde sui due nodi dell’Italicum e del Colle. In altre parole, Berlusconi punta prima all’elezione del nuovo capo dello Stato su un nome concordato (così da riavere la piena agibilità politica, la grazia per i suoi processi ecc.) e poi approvare la nuova legge elettorale e la riforma della … Costituzione.

Dice l’ex ministro del Psi Rino Formica: “Berlusconi ha bisogno che non ci sia il ricatto delle elezioni anticipate prima della nomina del presidente della Repubblica. Il problema è che proprio attraverso le elezioni anticipate Renzi spera di uscire dai suoi guai”. Guai rispetto ai sondaggi, ai voti, al clima di sfiducia.

Così il vecchio e il nuovo premier si preparano alla guerra e l’ok della Direzione Pd di ieri sera sull’Italicum è una tappa di questo travagliato iter. Alle minoranze del Pd (e ai centristi) non basta alzare la soglia dal 37 al 40% per evitare il ballottaggio e abbassare la soglia di ingresso in Parlamento dall’8 al 3%.

Dice il senatore del Pd Miguel Gotor: “La soglia dei parlamentari nominati è ancora troppo alta, perché oscilla tra il 50 e il 60%; agli elettori deve essere restituito il diritto di scelta, dal momento che avremo una sola camera politica e un senato composto da eletti di secondo grado. Va riconosciuto inoltre ai partiti la facoltà di apparentarsi tra il primo e il secondo turno per rendere il ballottaggio effettivamente rappresentativo di un progetto politico”. Già.

Da questo orecchio non ci sente Berlusconi, da questo orecchio non ci sente Renzi, entrambi legati a non intaccare la sostanza dell’Italicum, la nuova legge-truffa che permette a entrambi – anche in ruoli diversi – di tenersi in mano il Paese.