Berlusconi al Corriere: “Prima il Quirinale e poi le riforme”. Renzi: “Prima l’Italicum”

Berlusconi ribadisce la fiducia a Renzi e parla della Presidenza della Repubblica: “Occorrerà un nome condiviso”

30 novembre 2014 – La risposta di Matteo Renzi non si è fatta attendere. Il premier ha approfittato dello spazio concessogli ancora una volta da Repubblica per replicare alle parole di ieri di Silvio Berlusconi:

Non esiste. L’Italicum è in aula a dicembre. Lui si è impegnato con noi a dire sì al pacchetto con la riforma costituzionale entro gennaio. Io resto a quel patto.

E, ancora,

I nomi si fanno per sostenerli o per bruciarli. È sempre la stessa storia dal 1955. La corsa è più complicata del palio di Siena. E i cavalli non sono nemmeno entrati nel campo.

Berlusconi al Corriere: “Prima il Quirinale e poi le riforme”

29 novembre 2014

Chissà se rileggendo la sua intervista (o meglio, il “colloquio”) con Francesco Verderami del Corriere della Sera (oggi in prima pagina) Silvio Berlusconi vedrà in se stesso quello statista al quale aspira essere da qualche tempo: un ruolo, quello da “padre della Patria”, che non ha mai negato di volersi ritagliare, dopo le sentenze di condanna e l’umiliazione della decadenza da senatore.

E’ un Berlusconi effettivamente “saggio”, almeno nella terminologia, negli argomenti trattati e, sopratutto, nell’immagine che resta al lettore al termine dell’intervista: un Berlusconi che auspica una maggioranza condivisa quando il Parlamento dovrà nuovamente occuparsi dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Una priorità, secondo Berlusconi, addirittura precedente alle riforme contenute nel patto del Nazareno, del quale sembra restare ben poco ma che non mina la fiducia di Berlusconi nei confronti di Matteo Renzi:

“Io parto sempre da un atteggiamento di fiducia nei confronti dei miei interlocutori. E non ho motivo di non applicare questo atteggiamento verso il presidente del Consiglio.”

Parole d’amore, direbbe qualcuno, che fanno a cazzotti con quelle, più al vetriolo, riservate verso la dissidenza interna in Forza Italia, dissidenza capitanata dal campione di preferenze pugliese Raffaele Fitto:

“Abbiamo dei problemi in casa. Leggo anche oggi sulle agenzie di stampa dichiarazioni da vecchia politica. Politica democristiana.”

La versione berlusconiana dell’interpretazione dei fatti politici e delle urgenze istituzionali è, dice lo stesso ex-Cavaliere, “partigiana”: prima l’accordo sul prossimo inquilino del Quirinale e poi chiudere con le riforme. Ma perchè questo cambio di strategia?

“Il Paese vive una situazione preoccupante che non so quanto venga percepita fino in fondo. Siamo in un sistema politico che non è democratico, siamo in presenza di una crisi economica strutturale. E nel bel mezzo di questo contesto cade l’elezione del nuovo capo dello Stato. Perciò credo che si debba mettere subito in sicurezza la massima carica dello Stato. D’altronde, con le Camere per metà delegittimate da una sentenza della Corte costituzionale e per l’altra metà non rappresentative del reale peso delle forze politiche, credo non si possa prescindere da una scelta condivisa sul presidente della Repubblica, così da garantire un minimo di equilibrio e – mi permetto di aggiungere – di credibilità istituzionale.”

Parole che, tradotte, fanno il paio con le dichiarazioni di Renzi in materia: senza una scelta condivisa, il prossimo capo dello Stato potrebbe essere delegittimato in partenza.

Il Corriere della Sera da per certo l’addio di Napolitano, il quale sin dal discorso di insediamento non ha fatto mistero di aver accettato l’incarico a tempo determinati, e prova a stuzzicare l’ex-premier su alcuni nomi papabili (o possibili) per il Quirinale: Veltroni e Fassino (Berlusconi è contrario a “figure di partito”), Prodi (un “vecchio nemico” sul quale “è meglio tacere”) e Amato (il quale “rientra in quel profilo” delineato dall’ex-premier, “una persona che non sia di parte, che non venga da una parte sola”).

E così, come se domani il Parlamento dovesse riunirsi per votare, Berlusconi chiude la partita e traccia l’identikit, e lo scenario ideale, per il prossimo Presidente della Repubblica:

“[…] sarà indispensabile trovare un candidato al Quirinale che per storia, prestigio, personalità ed equilibrio, attiri il voto convinto dei grandi elettori. Serve un presidente della Repubblica che rappresenti il popolo italiano. Serve un presidente della Repubblica di tutti gli italiani. […] Un fallimento sarebbe il fallimento di tutti, Renzi deve dare garanzie sul percorso. E ritengo che lo farà. Poi però servirà la responsabilità di tutti.”

Una responsabilità che potrebbe non bastare e che delinea scenari da “piano B”, come quello che vuole Mario Draghi al Quirinale, di ritorno dai vertici della Bce a Francoforte: una possibilità che Berlusconi rifugge, e forse anche lo stesso Draghi, ma che per come è andata l’ultima volta non dovrebbe stupire più di tanto.

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