Amarcord 2010 – Luna di fiele, cioé il matrimonio finito tra Dondi e Mallett

Tra poco si chiuderà un 2010 che è stato di preludio all’anno mondiale per il rugby. Un 2010 che per l’Italrugby è stato di luci e ombre, ma che sopra tutto ha sancito il divorzio tra Giancarlo Dondi e Nick Mallett. Non ancora ufficializzato, si limitano a vivere dentro nello stesso letto un po’ per

Tra poco si chiuderà un 2010 che è stato di preludio all’anno mondiale per il rugby. Un 2010 che per l’Italrugby è stato di luci e ombre, ma che sopra tutto ha sancito il divorzio tra Giancarlo Dondi e Nick Mallett. Non ancora ufficializzato, si limitano a vivere dentro nello stesso letto un po’ per abitudine o forse un po’ anche per dispetto. Luci e ombre, dicevamo. Vediamo i più e i meno dell’Italrugby 2010.

Luci (non più a San Siro)
1. Il successo con la Scozia al Sei Nazioni, fondamentale non solo in ottica sportiva, ma che ha dato uno scossone nella trattativa per l’ingresso italiano in Celtic League.

2. La reazione degli azzurri dopo il primo tempo di Modena. Contro le Fiji il “solito cuore” italiano è andato oltre alla semplice “sconfitta onorevole”, ma ha dimostrato la voglia e il carattere che la squadra può avere. Un gruppo unito che può essere l’arma in più nel 2011.

3. Tommaso Benvenuti, Edoardo Gori, Riccardo Bocchino (i tre esordienti 2010), Paul Derbyshire, Lorenzo Cittadini, ma anche i ritrovati Robert Barbieri, Andrea Lo Cicero, Santiago Dellapé. Nomi “nuovi” esplosi in azzurro negli ultimi 12 mesi, cui si affiancano diverse giovani conferme.

4. L’ingresso in Celtic League, nonostante tutti i pasticci del 2009 che si sono trascinati fino a marzo, alla fine è arrivato. Voluto fortemente da Mallett, è stato forse l’ultimo punto d’incontro tra coach e presidente.

Ombre (azzurre più che rosse)
1. Il “non capite un cazzo” mallettiano, rivolto al mondo italico, ma che aveva dei chiari destinatari. In Fir e in quel mondo giornalistico che scopre il rugby solo a intermittenza, per parlarne con lo stile calcistico. Una caduta di stile del tecnico sudafricano e la cartina tornasole di un rapporto ormai esploso.

2. L’esonero virtuale di Giancarlo Dondi alla fine di Italia-Fiji. Dichiarare che Mallett sarebbe saltato se non avesse vinto significa dire, chiaro e tondo, che non si crede più al progetto. Si va avanti causa mondiale in arrivo, ma la testa è già oltre. Manca la parolaccia, ma la caduta di stile eguaglia quella del coach.

3. Italia-Argentina. Il match più brutto disputato dagli azzurri quest’anno. E il match che, secondo Propaganda Fir, si doveva vincere.

4. Caos mediana. Dall’ottovolante Tebaldi, osannato una partita e bocciato inesorabilmente a quella dopo, a Gori, esordio azzurro senza minuti celtici nelle gambe. Dalla scommessa Gower, titolare inamovibile finché non si scopre che può rompersi, ai dubbi Orquera/Bocchino, uniche alternative all’italoaustraliano ma senza la fiducia del tecnico. Dalla chimera Botes, fantasma nei pensieri di chiunque veste la maglia numero 9, al desaparecido Burton, ottimo a Treviso ma assente in azzurro. Fino a Bergawilko, che salva l’Italia più volte ma dimostra come in dieci anni non siamo riusciti a trovare un calciatore.

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