Gli amici dittatori dei socialisti europei: Zapatero e la sinistra in Africa

Il ruolo della sinistra spagnola in Africa e il modello socialista: l’internazionalismo della sinistra è criminogeno?

In Italia lo ricordiamo sopratutto per avere dato il nome ad un film documentario, Viva Zapatero di Sabina Guzzanti: l’ex premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero è stato per anni il simbolo della sinistra, da quella veltroniana fino agli albori del nuovo PD di Matteo Renzi, rappresentando un modello di socialismo europeo.

L’apice fu quando, nei primi sei mesi del 2010, Zapatero diviene con il PSE (Partito Socialista Europeo) il primo Presidente di turno dell’Unione Europea, condividendo il ruolo con Herman Van Rompuy, del PPE (Partito Popolare Europeo); la politica estera del socialista spagnolo viene tuttora presa ad esempio di virtù non solo dalle sinistre europee ma anche da quelle “meno istituzionali” (la piazza, per capirci): il ritiro delle truppe iberiche dall’Iraq e la conferma della presenza in Afghanistan, in particolare, furono descritte come scelte corrette e lungimiranti dai più importanti esponenti della sinistra democratica europea e non solo da loro.

Josè Luis Rodriguez Zapatero ha innovato, per molti aspetti, le politiche della sinistra europea: innovazioni che sono state salutate con favore sia da intellettuali critici come Sabina Guzzanti, che dall’operato del suo governo in materia di televisione pubblica trasse ispirazione per il suo terzo, e forse più fortunato, film da regista, sia da futuri capi di governo come Matteo Renzi, il quale nel 2011 poneva ad esempio la sua scelta di non ricandidarsi per il terzo mandato (quel governo, Zapatero-bis, crollò con un anno di anticipo schiacciato dalla crisi economica, un po’ come fu per quello di Berlusconi: l’anno, il 2011, era lo stesso).

Zapatero ha cambiato di molto il corso della sinistra spagnola ed europea, “piegandola” a logiche meno idealistiche e più opportunistiche, snaturandola per certi versi ma garantendole, per molti altri, la capacità di governare (che spesso dipende dallo spessore del pelo sullo stomaco del leader di turno): per questo l’ex primo ministro spagnolo è un modello per la sinistra renziana.

Una valore più forte ancora ce l’ha Tony Blair, anch’egli nel Pantheon di Matteo Renzi.

Oggi Zapatero percepisce un assegno da 74mila euro l’anno per il suo lavoro di consigliere al Consiglio di Stato spagnolo oltre che un vitalizio da 75mila euro l’anno (come Gonzales e Aznar), cui vanno aggiunti i 700mila euro del contratto con la casa editrice Planeta (firmato nel 2011, appena terminata l’esperienza al governo) per i suoi tre libri (il primo, Il Dilemma, è già in libreria).

Ma come per il suo omologo della sinistra italiana Valter Veltroni l’Africa sembra esercitare anche su Zapatero un’ascendenza particolare: tanto che nel luglio scorso l’ex premier spagnolo si è recato a Malabo, in Guinea Equatoriale (la peggior dittatura d’Africa), con due vecchi amici, José Bono e Miguel Angel Moratinos, ricevuti alla corte del dittatore (da 35 anni) Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

Formalmente i tre erano in Guinea Equatoriale per un’iniziativa internazionale contro la pena di morte (nel piccolo paese africano la pena capitale è utilizzata come forma legale di punizione e non con frequenza sporadica), iniziativa promossa dallo stesso Zapatero. Dei suoi due accompagnatori, José Bono è stato Presidente della Camera, oltre che ministro, mentre Miguel Angel Moratinos ha guidato la diplomazia spagnola per anni, come ministro degli Esteri; non propriamente dei “novellini”, in Africa occidentale: secondo fonti diplomatiche citate dal sito d’inchiesta El Confidencial dalla conclusione della loro esperienza politica i due sono assidui frequentatori della Guinea Equatoriale, dove agirebbero come lobbisti per conto di numerose ed importanti imprese commerciali spagnole (su tutte la Repsol, che ha lasciato la Guinea nel 2011 per “ragioni economiche”). Un’attività assolutamente lecita, tra l’altro i rapporti tra Spagna e Guinea Equatoriale sono privilegiati essendo il paese africano un’ex-colonia, alla quale sarebbe interessato lo stesso Zapatero.

L’agenda dei tre, fittissima e ben remunerata, è un’agenda da diplomatico: arrivo il 2 luglio nella capitale Malabo, ricevimento presidenziale nel Palazzo del Popolo, tour dell’isola di Bioko (dove sorge la città) a bordo di un mezzo presidenziale e cena al ristorante Imagine con immancabile foto ricordo e pernottamento in una lussuosa villa nella vicina cittadina di Sipopo (dove sarebbe dovuto sorgere il Teodor Contemporary Center, costruito dalla società Eloba Construccion SA, di proprietà dell’imprenditore italiano Roberto Berardi, ingiustamente incarcerato da 23 mesi nelle carceri equatoguineane dopo aver subito una truffa dalla famiglia presidenziale).

Il 3 luglio i tre, con staff e sicurezza, si sono trasferiti a Bata, sulla terraferma nel sud-ovest della Guinea Equatoriale, città in cui si trova detenuto l’imprenditore italiano. Il 4 Zapatero è ripartito per Madrid.

Secondo un portavoce del suo staff Zapatero “non ha mai fatto attività di lobby”, ma questo non toglie che non abbia intenzione di farlo in futuro (infatti a una domanda su questo i giornalisti del Confidencial non hanno ricevuto risposta): sarebbero molti gli imprenditori iberici contattati da Zapatero, anche con insistenza, prima della partenza per Malabo, ai quali è stato chiesto se fossero interessati a fare business in Guinea.

L’ex portavoce di Asodegue (Associazione per la Solidarietà Democratica in Guinea Equatoriale) i motivi del viaggio sono stati tutt’altro che chiari e, certamente, non per fini umanitari. Nella dichiarazione del governo equatoguineano le parole “pena di morte” non compaiono una singola volta ma ci sono i termini “amicizia e cooperazione” oltre che “sviluppo economico”: certo, la fonte è del regime, ma visto anche l’atteggiamento dello staff spagnolo di Zapatero tanto basta per farsi ben più di un’idea.

Di garanzie Zapatero sembra ne abbia offerte parecchie anche alla dittatura africana: in occasione dei funerali dell’ex primo ministro spagnolo Adolfo Suarez infatti il PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo, di cui Zapatero è stato segretario e leader indiscusso per anni) si è molto “sorpreso” dell’invito del governo spagnolo al dittatore Obiang, fino a indignarsi per la sua presenza ai funerali, salvo non presentare alcuna iniziativa concreta per chiedere conto al governo Rajoy della scelta.

Allo stesso modo l’ambasciata spagnola a Bata tenne ben chiusi i cancelli quando Roberto Berardi riuscì a fuggire, invocando l’aiuto degli iberici, dall’inferno delle galere degli Obiang.

Gli interessi europei in Guinea Equatoriale

Spanish Prime Minister Jose Luis Rodrigu

Se il settore petrolifero è semi-monopolizzato dalle compagnie multinazionali americane e francesi (l’Italia è il terzo importatore di gas e petrolio estratto in Guinea, anche se l’Eni ci ha ribadito spesso di “non avere alcun rapporto attivo in quel paese”), e se quello delle costruzioni è monopolizzato dalle imprese cinesi (e forse si trova proprio in questo monopolio cinese una delle difficoltà oggettive nella liberazione di Roberto Berardi, che in Guinea ha fatto proprio il costruttore), ci sono molti altri settori (sanità e istruzione su tutti) che rappresentano enormi opportunità per gli investitori stranieri in Guinea.

Si pensi che in occasione della prossima Coppa d’Africa il governo, per minimizzare il rischio ebola (la Guinea Equatoriale non è un paese a rischio), ha chiamato frotte di preparatissimi medici cubani per rimpinguare le fila degli operatori sanitari nei disastrati ospedali del paese (nel video di seguito quello di Malabo, la capitale).

Guardando l’Africa possiamo osservare il nuovo corso della sinistra socialista europea, che sembra fare dell’Internazionale una sorta di associazione a delinquere: prima il business e poi i diritti, questa sembra essere la nuova consegna dei “democratici” e dei “socialisti” europei, che da un lato propongono moratorie per la pena di morte e dall’altro ingrassano i patrimoni personali dei dittatori più sanguinari del mondo, come Teodoro Obiang, che guida la peggior cleptocrazia del mondo.

Lo dimostra il patteggiamento del figlio Teorodin, che recentemente ha transato con il Tesoro americano una multa da 30 milioni di dollari, proventi della corruzione nel suo paese riciclati in beni di lusso negli Stati Uniti d’America. Lo dimostra il sequestro, sempre a danno di Teodorin, di ben 26 automobili sportive in Francia, oltre ad un appartamento ed altri beni di lusso: eppure anche il socialista europeo Francois Hollande è partner politico strategico per Obiang-padre (e viceversa ovviamente).

I socialisti europei, grazie a queste inconfessabili partnership commerciali e politiche, tacciono colpevolmente dal 2002 sulle violenze del regime di Malabo: le interrogazioni parlamentari non sono, e lo sanno tutti, uno strumento politico efficace per ottenere qualcosa, fosse anche solo una risposta.