La Grecia che resiste: Oggi sciopero generale contro il governo e la Troika

Oggi la Grecia è bloccata dallo sciopero generale, indetto dai sindacati del settore pubblico e privato. Atene torna per le strade, mentre la Troika tenta di imporre nuovi tagli e licenziamenti

Forse qualcuno aveva sperato che le misure di austerity, alla lunga, avrebbero scoraggiato la protesta. Forse qualcuno a Bruxelles e a Berlino pensava che, in un paese con un 27% di disoccupazione costante (60% tra i giovani) e un tasso di suicidi esorbitante, il dissenso sarebbe stato messo definitivamente a tacere. Ma le notizie che vengono dalla Grecia ci dicono che le cose non stanno così. Nelle ultime due settimane, in occasione della visita degli ispettori della Troika, le strade di Atene sono tornate ad essere affollate da cittadini, lavoratori e studenti.

Le proposte, presentate da Bce, Ue e Fmi, si sono rivelate ancora una volta irricevibili: aumento dell’Iva su prodotti alimentari, azzeramento del buco scoperto di 2,6 miliardi di euro attraverso nuove modifiche del sistema previdenziale e l’incremento di licenziamenti nel settore pubblico e privato, snellimento della burocrazia per ottenere più rapidamente il pignoramento della prima casa dei proprietari morosi. Così, difronte a un piano tanto scellerato, si sono susseguite tutta una serie di manifestazioni nei giorni scorsi, che culminano, oggi, nello sciopero generale.

Ad indirlo sono stati i maggiori sindacati ellenici: Adedy e Gsee, che rappresentano rispettivamente il settore pubblico e quello privato ed hanno due milioni e mezzo di iscritti. Ci sarà anche lo stop del trasporto pubblico, anche se non di 24 ore. I rappresentanti dei lavoratori delle ferrovie, della metropolitana e dei tram hanno scelto di non optare per il blocco totale per consentire a chi voglia di recarsi alla manifestazione.

Nei giorni scorsi si sono registrate altre importanti iniziative nella capitale greca. Il 17 novembre, nell’anniversario della rivolta studentesca del 1973, è stata indetta una manifestazione contro le politiche di tagli richieste da Bruxelles. In 40 mila, hanno espresso la loro rabbia in un corteo che ha sfilato per le vie di Atene fino ad arrivare all’ambasciata degli Usa (che appoggiò apertamente la dittatura dei Colonnelli). Infine, nel corso di questa settimana sono arrivate anche le proteste degli allevatori e lo sciopero dei giornalisti.

Il governo Samaras, che ha sostenuto senza battere ciglio i diktat di Berlino, ora sa che non può più tirare la corda. Per questo motivo, dopo la macelleria sociale degli ultimi anni, sta provando a prendere tempo sulle ultime misure proposte dalla Troika, che non è ancora rientrata da Atene. Tuttavia, è prevedibile che quello che riuscirà ad ottenere dagli ispettori non sarà molto significativo: basti guardare alla posizione assunta ieri dalla Merkel, che ha ribadito l’obiettivo del “deficit zero” per l’Europa. Dunque, per la Grecia, un’uscita indolore dal Memorandum e un alleggerimento del debito non sarà cosa facile.

Samaras, però, rispetto all’intransigenza della Troika ora trema. Il suo governo non ha il consenso nel paese da molto tempo e Syrizia di Alexis Tsipras rimane in testa nei sondaggi. Se il premier accettasse nuove misure depressive, porrebbe le basi per una sua definitiva debacle alle urne. Inoltre, una eventuale vittoria della sinistra provocherebbe non solo una sconfitta per i conservatori e i socialisti, ma anche la probabile fine di posizioni di rendita da parte di una classe politica e imprenditoriale che, attraverso la corruzione, ha accumulato privilegi giganteschi negli ultimi anni.