Renzi, avanti con l’Italicum-truffa. Premio di maggioranza solo con il 51% dei votanti?

Le turbolenze e le divisioni in parlamento e dentro i partiti su questioni come quello del Jobs act sono “secondarie”, solo l’iceberg della vera bomba che scoppierà presto quando si arriverà al dunque sulla nuova legge elettorale.

E’ questo il vero terreno di scontro per tutti, nessuno escluso, perché è la riforma elettorale che deciderà chi comanda in Italia per i prossimi vent’anni e chi scompare definitivamente dalla scena politica.

Le stesse mosse di una parte della minoranza del Pd – in primis Bersani che graffia ma non affonda la lama e alla fin fine accetta tutto per “disciplina”– sono dettate dal posizionamento rispetto a come si arriva alla riforma elettorale: sbagliare su questo significa perdere la guerra e abbandonare definitivamente il campo. Senza la spada pendente sul capo dell’Italicum, dopo la debacle elettorale delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, i miti “gufi” del Pd si sarebbero trasformati in famelici avvoltoi, aprendo il fuoco con l’artiglieria pesante e non con le pistole ad acqua.

Giorgio Napolitano ha ribadito ieri a Matteo Renzi il suo “no” ad elezioni anticipate in primavera. Il premier-segretario ufficialmente concorda con il capo dello stato ma nelle segrete stanze prepara con i suoi la campagna elettorale, con l’obiettivo di chiudere la partita con tutti, un pieno di voti, la legittimazione popolare plebiscitaria nella logica del “chi non è con me è contro di me”, dopo di che … non si fanno prigionieri.

Ma, appunto, il segnale delle regionali di domenica scorsa pesa come un macigno e non lascia tranquillo il premier-segretario, specie per l’onda crescente dell’astensionismo. Al centro dell’Italicum – si sa – c’è il super premio di maggioranza al partito che arriva (comunque) primo cioè la definitiva legittimazione di una minoranza che si prende tutto il potere con una legge-truffa. Una beffa ancora più beffa se, come si delinea, l’elettorato diventa sempre più esiguo, e il partito vincente diventa espressione di una minoranza della minoranza. Allora?

Si chiede Potito Salatto vicepresidente dei Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro: “Con l’astensionismo in crescita esponenziale, si può definire un assetto democratico che affidi la guida del Governo a chi si vanta di avere ottenuto alle elezioni europee il 40 per cento dei voti, dimenticando che, in relazione ai votanti, rappresenta solo il 20 per cento degli aventi diritto a recarsi alle urne?”. E incalza: “Stesso discorso anzi ancora più grave vale per i risultati delle elezioni regionali. Si può affidare a due presidenti di Regione, Emilia Romagna e Calabria, la gestione del loro territorio, nonostante rappresentino nei fatti solo il 16 e il 20 per cento degli aventi diritto al voto? In una situazione del genere, E’ davvero possibile immaginare di assegnare il premio di maggioranza della Camera a chi in realtà rappresenta una irrisoria cifra di elettori?”. Pronta la risposta di Salatto: “Si vari una legge elettorale per la quale il premio di maggioranza viene riconosciuto solo se ha votato almeno il 51 per cento degli iscritti nelle liste elettorali. In caso contrario, ci si affidi a una assegnazione dei seggi in termini proporzionali puri e con il sistema delle preferenze. Solo così i cittadini potranno recuperare la fiducia perduta verso i loro rappresentanti”.

Renzi (e Berlusconi), giù la maschera!