Scuola: precariato, la Corte europea condanna l’Italia

Italia condannata da una sentenza della Corte di giustizia europea: i precari della scuola potranno ora rivolgersi al giudice del lavoro e chiedere il rimborso danni. Esultano i sindacati.

La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia con una sentenza che ha fatto esultare i sindacati della scuola:

“La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato, nel settore della scuola, è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli nelle scuole statali non è giustificato”.

Le parole della Corte europea si possono contare in soldi: si potrebbe arrivare infatti a risarcimenti per due miliardi di euro. L’avvocato Tommaso De Grandis, rappresentate legale della Gilda nella causa, spiega:

“Nella diffida inviata a Palazzo Chigi e al ministero dell’Istruzione, verrà fissato un termine breve entro cui dare esecuzione alla sentenza emessa questa mattina dai giudici di Lussemburgo, perché vogliamo sapere quando e come l’Esecutivo intenderà provvedere alla stabilizzazione dei precari della scuola. In seconda istanza, entro il mese di dicembre verranno impartite istruzioni operative a tutte le nostre sedi provinciali per intraprendere iniziative, anche giudiziarie, volte alla stabilizzazione del precariato pubblico. Le province che hanno già presentato ricorso al giudice del lavoro dovranno allegare, a verbale di udienza, la sentenza della Corte di Lussemburgo e chiedere la disapplicazione delle norme interne che contrastino con la Direttiva comunitaria”.

Per i sindacati, si tratta di una vittoria storica“Vittoria storica del sindacato cinque anni dopo la denuncia alla stampa e un contenzioso avviato presso le Corti del lavoro per migliaia di supplenti. E ora, 250 mila precari possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro, oltre agli scatti di anzianità maturati tra il 2002 e il 2012, dopo il primo biennio di servizio, e le mensilità estive su posto vacante”.

La sentenza della Corte

Da Lussemburgo il richiamo all’Italia è da cartellino giallo: basta con i contratti a termine prorogati per più di tre anni. Non solo: chiunque si può rivolgere al tribunale del lavoro per chiedere l’applicazione della sentenza e quindi, chi ha prestato più di 36 mesi come supplente, può decidere la stabilizzazione e il relativo rimborso danni.

Altissimo il numero di persone che lavorano nel mondo della scuola e che sono coinvolte in questa sentenza. L’Anief ha calcolato, sulla base dei dati Miur e Inps, che sono più di un milione e mezzo le supplenze annuali (fino al 31 agosto) e al termine delle attività didattiche (fino al 30 giugno), conferite in questi anni ai docenti, a fronte di ‘appena’ 250 mila immissioni in ruolo e 300 mila pensionamenti.