Berlusconi ci prova con Salvini. E rassicura Renzi: “Matteo, sta’ sereno!”

Ci prova sempre Silvio Berlusconi a uscire in piedi da ogni ko, come l’ultimo subito domenica nelle regionali di Emilia Romagna e Calabria, con Forza Italia ridotta a un pugno di elettori naufraghi, con capi e capetti a beccarsi come capponi di manzoniana memoria, in cerca solo della propria salvezza.

Il rais di Arcore, pur se al limite del patetico, s’arrampica sugli specchi insaponati, contestualizzando la situazione per cercare di fare buon viso a cattiva sorte, sparigliando le carte o confermando il gioco, in funzione del proprio tornaconto politico e personale.

Il capo di Forza Italia non cancella il Patto del Nazareno azzoppato dal voto, anzi lo rilancia perché l’intesa: “non è con Renzi, ma per il Paese, che ha bisogno di modernizzarsi”. Le sottigliezze linguistiche sottendono, se non qualità politica, una capacità tattica inossidabile, fra contorsionismo e trasformismo, in un gioco delle tre carte sempre più scoperto e strumentale.

Che vuole, in definitiva, Berlusconi? Vuole resistere, mantenere la posizione, far fruttare fino all’ultima goccia il proprio peso politico-parlamentare, condizionare tutto e tutti, a cominciare dal premier, nella morsa del patto del Nazareno. Missione impossibile? Chi lo sa!

Berlusconi non si fida di Renzi e sa bene che quest’ultimo, al di là delle dichiarazioni rassicuranti, punta deciso alle elezioni politiche anticipate. Ecco perché, mentre – ob torto collo – difende pro domo sua il patto con il “rottamatore”, si tiene le mani libere per un giro di vite contro premier e governo, pronto a scatenare presto contro Renzi tutta la potenza di tiro che ancora dispone sul piano mediatico e finanziario, preparandosi all’ultima battaglia che, come vedremo più sotto, l’ultima non sarà. Perché?

Se Renzi “gliela fa” e consente al Cav di “condizionarne” le scelte (specie sulla successione di Napolitano), di gestire la propria nicchia politica e il proprio immenso business, tutto bene, altrimenti è guerra. Magari non guerra per annientare l’avversario, ma solo per indebolirlo e magari poi riabbracciarlo in una nuova alleanza di governo Pd-Forza Italia.

Paradossalmente, il tempo lavora per Berlusconi, che può aspettare il “rottamatore” sulla sponda del fiume, lasciando alle minoranze Pd e alla Cgil il lavoro sporco di … “spennarlo”.

Berlusconi sa di rischiare, volteggiando appesantito sul trapezio senza tappeto sotto, per cui le prova tutte, fino all’ultima di lanciare il leghista Salvini come nuovo leader del centrodestra, quale “bomber, non capitano” , il solito delfino cane-da-guardia sotto tutela al guinzaglio dell’unico inamovibile eterno capo-padrone di Arcore. Siamo all’ennesimo bluff?

Berlusconi vuole solo creare il classico depistaggio perché alla fin fine gli sta bene anche il voto anticipato con il sistema elettorale deciso dalla Corte costituzionale (proporzionale senza premio di maggioranza). In quel caso, con il Pd renziano vincitore ma indebolito, Berlusconi sarebbe pronto ad appoggiare un governo di larghe intese, con Renzi premier. Beninteso, per fare le riforme e per la salvezza dell’Italia…