Al-Sisi in Italia: Renzi “sull’attenti”, Papa Francesco auspica rispetto diritti umani

Al-Sisi è stato accolto trionfalmente da Renzi, in nome di una rinnovata cooperazione economica e della lotta al terrorismo. Ma a ricordare l’obbligo di rispettare i diritti umani al Presidente egiziano è solo Papa Francesco

Abdel Fattah al-Sisi è in visita di Stato nel nostro paese. Possiamo già definire un grande successo la sua missione diplomatica, sta ottenendo tutto quello che si era prefissato prima della partenza e il governo Renzi si dimostra il suo partner europeo più solido.

Gli accordi commerciali, tra Il Cairo e Roma, saranno estesi ed implementati e gli investimenti italiani nel paese nord-africano subiranno un netto incremento. Ricordiamo, a tale proposito, che Sace, gruppo assicurativo-finanziario che sostiene la crescita e la competitività delle aziende italiane, ha assicurato che “garantirà 210 milioni di euro a sostegno della commessa assegnata ad Ansaldo Energia dalla Egyptian Electricity Holding Company (EEHC) per i lavori di ampliamento della centrale elettrica “6 Ottobre”, nei pressi del Cairo (distretto di Giza)” (Via Ansa). Ma il successo di al-Sisi è certificato anche dal fatto che ha ricevuto l’appoggio incondizionato dell’Italia alla sua politica di “sicurezza” interna e alla sua strategia internazionale.

Ecco come si espresso il nostro premier, Matteo Renzi, all’arrivo del presidente egiziano: “Solidarietà all’Egitto per gli attacchi terroristici delle ultime settimane: l’Italia è al fianco del governo egiziano e farà di tutto perché la stabilità dell’area, che non può che passare dalla lotta senza quartiere al terrorismo, sia affermata senza cedimento e debolezza“. Ed ha aggiunto: “Non possiamo che vedere nell’Egitto il partner strategico per affrontare insieme le questioni dell’area (nord-africana)” (Via Ansa). Inoltre, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha voluto fare un piccola precisazione a riguardo, sottolineando l’importanza del ruolo de Il Cairo nella stabilizzazione della situazione libica.

Sulla questione dei diritti umani, sistematicamente violati dal governo al-Sisi, e sul rischio che può comportare il suo protagonismo nell’area maghrebina e mediorientale, invece, non è stato fatto alcun riferimento. Dunque possiamo subito osservare che infondo, al di là degli aspetti coloriti che riguardavano il personaggio e le sue pretese, il Presidente egiziano è stato accolto con la stessa deferenza con cui fu ricevuto Gheddafi da Berlusconi, solo che allora i presunti difensori dei diritti fondamentali si scatenarono.

L’Italia si gira da un’altra parte?

Nessuna testata, tranne noi di Blogo, ha dato spazio alle parole scellerate del ministro dell’industria egiziano, pronunciate prima della visita di Stato di al-Sisi. Mounir Fakhry Abdel Nour, dichiarando che è lecita la violazione dei diritti umani e che l’Italia ne comprende la necessità davanti alla minaccia terroristica, ha messo involontariamente in luce la situazione inquietante che vive il suo paese e le nostre corresponsabilità.

Da parte del nostro governo non c’è stata alcuna reazione, come se nulla stesse accadendo in Egitto, anzi Renzi è ben contento di sponsorizzare un nuovo Mubarak davanti alla Ue e alla Comunità internazionale. Inoltre, dà carta bianca all’Egitto sulla Libia, tralasciando la possibilità di un intervento di pace Onu nel paese e continuando a spalleggiare Il Cairo nel suo interventismo, che si è dimostrato finora fallimentare (del ruolo dell’Egitto sullo scacchiere internazionale abbiamo già parlato qui).

Le torture e le condanne a morte, a cui sono sottoposti i membri della Fratellanza Musulmana in Egitto, dovrebbero essere denunciate, anche se rivolte verso soggetti facenti parte di una fazione fondamentalista (che, lo ricordiamo, è stata espropriata dal potere con un sanguinario colpo di Stato di cui al-Sisi fu protagonista). Tuttavia, dobbiamo anche segnalare che lo stato di polizia vigente nel paese non nasce solo per far fronte all’opposizione dei fedeli all’ex presidente Morsi.

Per descrivere il clima che si respira in Egitto è bene ricordare alcuni fatti. Innanzitutto, l’approvazione della nuova legge (decreto presidenziale n.136/2014), che dispone che le strutture pubbliche (comprese le università) siano messe sotto la giurisdizione dell’esercito, con l’inevitabile incremento di civili giudicati da corti militari.

Per quanto riguarda le università, poi, evidenziamo che il ministero dell’Educazione ha appaltato alla compagnia di sicurezza privata Falcon il controllo dei campus. Secondo le statistiche, dal luglio 2013 al maggio 2014, 5.000 studenti sarebbero stati arrestati. Inoltre, si registra una continua riduzione al silenzio delle voci dissenzienti. I media statali, ma anche i canali privati, sono tutti allineati con al-Sisi e i giornalisti che sollevano dubbi e fanno inchieste ne pagano le conseguenze. Si parla di arresti sommari e condanne per gli addetti all’informazione egiziana, ma anche di atteggiamenti censori verso la stampa internazionale. Ricordiamo, a tale riguardo, il fermo a cui è stato sottoposto il direttore di Le Monde Diplomatique, Alain Gresh (denunciato perché discuteva di politica in un caffè con una studentessa).

Non se la passano meglio gli attivisti e i membri di associazioni umanitarie, spiati e ostacolati nelle loro attività. Chi cerca di sollevare rivendicazioni finisce in carcere, come è accaduto a Yara Sallam, che ha osato violare la legge anti-manifestazioni del 2013 (qui l’appello di Amnesty Inernational). L’attivista femminista dovrà scontare tre anni di prigione.

La posizione del Papa

VATICAN-EGYPT-POPE-AL SISI

L’unica “voce-contro”, che ricorderemo dopo la visita di Stato in Italia di al-Sisi, è stata quella di Papa Francesco. E ciò, di certo, non può mettere a posto la coscienza di noi italiani. Il pontefice, usando tutte le accortezze diplomatiche del caso, ha ricordato al leader egiziano le sue responsabilità e ha auspicato un cambiamento reale nel paese nord-africano.

In seguito all’incontro che ha avuto luogo a Santa Marta, tra il Papa e il presidente egiziano, il Vaticano ha diffuso una nota molto chiara a riguardo: “Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati sulla situazione del paese, sottolineando la vicinanza e la solidarietà della Chiesa all’intero popolo egiziano nel corso del periodo di transizione politica. In pari tempo, si è espresso l’auspicio che, nel quadro delle garanzie sancite dalla nuova Costituzione nell’ambito della tutela dei diritti umani e della libertà religiosa, si possa rafforzare la coesistenza pacifica fra tutte le componenti della società e continuare nel cammino del dialogo interreligioso“.

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