Elezioni USA 2012: chi sono gli “altri” candidati

Non ci sono solo Obama e Romney

di guido

Non sono solo Obama e Romney i candidati alle elezioni del 6 novembre. Certo, solo uno di loro due potrà diventare (o riconfermarsi) presidente, ma il sistema bipartitico statunitense non vieta la presenza di candidati minori, che hanno i loro dibattiti e a volte possono anche incidere sul risultato finale: nel 1992 l’indipendente Ross Perot (di gran lunga il “terzo candidato” più competitivo del dopoguerra) sottrasse voti decisivi a George Bush sr., e nel 2000 sul verde Ralph Nader finirono per convergere i voti degli ecologisti delusi che avrebbero permesso ad Al Gore di diventare presidente. Anche in queste elezioni sulla scheda elettorale gli americani troveranno anche altri nomi. Vediamo quali.

Gary Johnson. Si candida per il Libertarian Party, il partito che si batte per regolamentare al minimo i mercati e l’ingerenza del governo, e che nel 2008 candidò Ron Paul. Johnson, ex governatore del New Mexico, si era candidato per un breve periodo alle primarie repubblicane senza successo. Si presenta in ticket con Jim Gray, ex giudice della Corte Suprema della California. Si presentano con il nome sulla scheda in tutti gli stati tranne che in Michigan, dove sono comunque eleggibili scrivendo a mano il loro nome, e in Okhlahoma.

Jill Stein. È la candidata del Green Party, i Verdi, che nelle tre precedenti presidenziali schieravano l’avvocato ambientalista Ralph Nader. La Stein, medico del Massachusetts, il 17 ottobre si è fatta arrestare fuori dalla Hofstra University di New York durante il secondo dibattito tra Obama e Romney: protestava perché gli accordi tra Democratici e Repubblicani impediscono agli altri candidati di partecipare ai dibattiti. In ticket con Cheri Honkala, si presenta direttamente in 39 stati ma è eleggibile in altri 10.

Virgil Goode. Si presenta per il Constitution Party. Eletto tra le file democratiche alla Camera per la Virginia nel 1996, è passato prima tra gli indipendenti poi tra le file repubblicane. Nel 2008 ha perso il suo seggio e nel 2010 è passato nel Constitution Party. In ticket con Jim Clymer, si presenta in 26 stati ma è eleggibile anche in altri 17.

Rocky Anderson. Si candida per il Justice Party, formazione da lui stesso fondata lo scorso novembre proprio per sostenerlo in questa candidatura alla presidenza. Ex sindaco democratico di Salt Lake City, Anderson dal 2009 è entrato in rotta di collisione con l’amministrazione Obama, accusando il presidente di aver tradito le promesse elettorali. In ticket con Luis Rodriguez, Anderson si presenta direttamente in 15 stati, ed è eleggibile in altri 22.

Foto |© Getty Images

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