Rugby&Olimpiadi – Un problema molto british

Tradizione ovale contro tradizione olimpica, orgoglio nazionale (pardon, orgogli nazionali) che si scontrano con regole ormai decennali. L’ingresso del rugby seven nell’Olimpo, con la partecipazione dalle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro, apre una questione che, c’è da scommetterci, si trascinerà a lungo. Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda parteciperanno separate o si presenteranno come Gran

Tradizione ovale contro tradizione olimpica, orgoglio nazionale (pardon, orgogli nazionali) che si scontrano con regole ormai decennali. L’ingresso del rugby seven nell’Olimpo, con la partecipazione dalle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro, apre una questione che, c’è da scommetterci, si trascinerà a lungo. Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda parteciperanno separate o si presenteranno come Gran Bretagna?

Come è noto, infatti, il Cio ammette ai Giochi Olimpici esclusivamente una rappresentanza unica delle quattro realtà britanniche, le quali, infatti, non partecipano ad alcune discipline, come il calcio, proprio per questo motivo. Ma il rugby è il rugby, seppur nella versione a sette, e Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda non possono permettersi di restare a casa. Le Federazioni delle Union spingono per la partecipazione separata di ogni Union, il Cio, il massimo organo olimpico mondiale, non vuole, invece, fare eccezioni.
Tra queste due si posizione l’Irb, che con buon senso e concretezza dichiara: “Si tratta dei Giochi Olimpici e ognuno dovrà accettare ciò che decide il Cio. Non possiamo fare ciò che vogliamo”. Probabile, quindi, che le quattro Unions finiranno per doversi unire e partecipare alle qualificazioni europee per guadagnare un posto olimpico. Qualificazioni europee cui parteciperà anche l’Italia che, quindi, dovrebbe avere tre posti in più cui poter ambire (sempre che ci si svegli).