Le nuove province sono 51 (da 86), a novembre 2013 si votano i nuovi presidenti

Il taglio delle province dovrà ancora essere approvato dal parlamento, che non sembra così ansioso di convertirlo in legge, ma il progetto del governo Monti è diventato finalmente un decreto legge. L’approvazione definitiva è arrivata nell’odierno Consiglio dei Ministri e prevede poche sorprese rispetto alle anticipazioni. La riduzione è drastica, le 86 province attuali diventeranno

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Il taglio delle province dovrà ancora essere approvato dal parlamento, che non sembra così ansioso di convertirlo in legge, ma il progetto del governo Monti è diventato finalmente un decreto legge. L’approvazione definitiva è arrivata nell’odierno Consiglio dei Ministri e prevede poche sorprese rispetto alle anticipazioni. La riduzione è drastica, le 86 province attuali diventeranno 51 comprese le “città metropolitane”, le 10 delle regioni a statuto ordinario (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma e Venezia) e le 5 delle regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina, Palermo e Trieste).

L’iter di cancellazione delle province minori richiederà più di 12 mesi e andrà a regime soltanto nel 2014, tutto questo non prima che nel novembre 2013 si torni alle urne per votare i nuovi presidenti e i relativi consigli delle province accorpate. Le attuali amministrazioni decadranno all’inizio del prossimo anno e rimarranno in carico soltanto per espletare tutti i passaggi necessari all’accorpamento stesso. I risparmi? Tutti da valutare, non ci sono stime e nessuno si azzarda a farle, potrebbe essere un’operazione a costo zero (e con un “saving” irrilevante), ma lo sapremo soltanto nel 2014.

Difficile anche comprendere quanto e cosa cambierà nel rapporto fra il cittadino e le istituzioni, certo è che le province attuali sono percepite dalla maggior parte dell’opinione pubblica come sostanzialmente inutili e dalle competenze fumose. Problema di deficit informativo causato dalla demagogia populista imperante oppure reale questione irrisolta? Lo scopriremo soltanto fra molti mesi.

Eccovi la nuova composizione delle province, almeno quella che dovrebbe entrare in vigore nel momento in cui il parlamento convertirà in legge il decreto approvato dall’esecutivo:

– Piemonte: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli
– Liguria: Imperia-Savona, Genova, La Spezia
– Lombardia: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia
– Veneto: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia
– Emilia Romagna: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini
– Toscana: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno
– Marche: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno
– Umbria: Perugia-Terni.
– Lazio: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone
– Abruzzo: L’Aquila-Teramo, Pescara-Chieti
– Molise: Campobasso-Isernia
– Campania: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno.
– Puglia: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce.
– Basilicata: Potenza-Matera.
– Calabria: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.