Natale Ovale – “Rugby Love”, il libro da trovare sotto l’Albero!

Arriva Natale ed è tempo di regali. E in tempo di crisi si bada al sodo, pochi doni, utili e senza far follie. E un libro è una scelta con cui raramente si sbaglia. Per questo Natale, quindi, ecco l’idea di Rugby 1823 per un libro da far trovare sotto l’albero a chi ama il

Arriva Natale ed è tempo di regali. E in tempo di crisi si bada al sodo, pochi doni, utili e senza far follie. E un libro è una scelta con cui raramente si sbaglia. Per questo Natale, quindi, ecco l’idea di Rugby 1823 per un libro da far trovare sotto l’albero a chi ama il rugby e, anche, a chi magari non lo conosce. Per farglielo amare. Un libro per amare non poteva non chiamarsi Rugby Love. L’autore è Marco Turchetto ed è un racconto fotografico dei Mondiali 2007. Perfetto, visto che entriamo nell’anno iridato! A presentarcelo l’autore stesso qui sotto.

Cosa è Rugby Love?
Rugby Love è un racconto fotografico del viaggio nella Francia dell’ultima Coppa del Mondo di Rugby. Nel 2007, infatti, mi sono recato oltralpe per seguire la manifestazione con diversi ruoli: marito, amico rugbysta e fotografo per l’IRB. Terminati i mondiali, dopo avere catalogato le foto, mi sono ritrovato il taccuino di viaggio – che uso sempre – ed ho pensato, o avuto la presunzione di farlo – che potesse essere interessante raccontare il gusto di vivere il rugby. A maggior ragione in un contesto simile.

Amore per il rugby… descrivilo.
Quando parlo di amore per il rugby intendo riferirmi agli atteggiamenti che assumiamo nel ricercare il rugby. Ci piace vedere un partita? Anche serie B o C? Bene organizziamo la trasferta anche di pochi km. “Dove mangiamo? Conosci tu un posto? Ma lì non gioca Fabio? Dai allora che poi ci fermiamo con loro poi per una birra. No, non posso. Vengo solo alla partita poi scappo che c’ho il battesimo di mio figlio se no mia moglie s’incazza (la si teme sempre più del placcaggio!). Hai visto che domani ci sono gli All Blacks alla Gazzetta? Si, ma non riesco con il lavoro. E che palle! ti sei preso mezza giornata per tua figlia la settimana scorsa per portarla dal peditara e allora adesso te ne prendi una per gli all blacks! Pirla!” La vita quotidiana è segnata dalla ricerca di notizie sul rugby, siamo attirati da forme ovali: scegliamo anche ristoranti con locandine, ammiriamo aziende che utilizzano la palla ovale come messaggio pubblicitario. Ci sta simpatico e ci dà fiducia immediata il carrozziere che ha un poster di rugby. Magari con la Melita, certo.

Chi è Marco Turchetto?
Marco Turchetto è un rugbysta che ha giocato per anni seconda linea, da Treviso – con Benetton, Mogliano e Tarvisium, a Perugia e a Roma, Fiamme Oro e CUS Roma, per giungere poi a Milano e poi a Rho. Provengo da una famiglia di rugbysti: zio Toni, il più giovane pilne della serie A italiana (debuttò a meno di 15 anni!) e papà Gianni che giocavano nell’Ignis e Faema Rugby Treviso. Mia sorella Silvia che s’è fatta un anno con le Red Panther. Mio fratello Francesco, nazionale giovanile a Treviso e poi per anni a Mogliano e capitano del Casale in serie A una vita. In casa mamma e papà preferivano un 5 a scuola che una settimana senza allenamenti! Quando ho smesso l’attività, ho cominciato a scattare fotografie con il Rugby Rho e da lì, grazie a consigli e corsi professionali, la mia passione fotografica ha acquisito spessore. Lavoro nella Polizia di Stato da 16 anni e da 7 sono il coordinatore dell’Ufficio Stampa della Questura di Milano: il rugby e la macchina fotografica sono sempre più il modo giusto per godermi il mondo al di fuori della cronaca nera!

La foto di cui vai più fiero? Quella che ancora vorresti scattare?
In riferimento a quelle pubblicate in Rugby Love, non c’è una foto della quale vado più fiero ma ce ne sono due a cui sono particolaramente legato. Quella di copertina con Rauluni delle Figi che dona il cuore, simbolicamente, ai tifosi francesi a Montepellier dopo aver perso 55 a 12 contro l’Australia. Se non è questo Rugby Love?! L’altra foto, sempre legata all’amore per questo sport, è quella che ritrae a pag. 94 i giocatori giapponesi festanti dopo aver acciuffato il pareggio contro il Canada all’85° minuto. La foto che vorrei scattare? Le lacrime nello spogliatoio azzurro dopo la conquista del primo Sei Nazioni!
Come vedi, mi interessano sempre più le emozioni che questo sport dona rispetto al gesto tecnico!

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