Elezioni Giappone 2014: vittoria a valanga di Abe secondo gli exit poll

Elezioni politiche Giappone 2014: Shinzo Abe costretto a tornare al voto dopo la caduta del Pil e il crollo della borsa. I primi exit poll confermano vittoria del premier.

Aggiornamento 12.44 – Secondo i primi exit poll il partito del premier Shinzo Abe è nettamente in testa alle elezioni anticipate in Giappone. Al suo partito liberaldemocratico potrebbero arrivare tra i 275 e i 300 seggi, a cui vanno aggiunti i circa 30 conquistati dall’alleato conservatore del New Komelto. Una maggioranza quindi schiacciante se si considera che il totale dei seggi è di 475.

Aggiornamento 14 dicembre – Urne aperte per le elezioni in Giappone, indette dal premier Shinzo Abe dopo la caduta del paese in recessione. Una sorta di referendum sulla sua politica economica, un modo per chiedere al paese se c’è la volontà di continuare con la “Abenomics”. E in verità già si sa che il risultato sarà favorevole al premier, che dovrebbe addirittura conquistare due terzi dei 475 seggi in palio; una maggioranza schiacciante che darà al premier la possibilità di imporre anche le sue riforme costituzionali.

Saranno però le elezioni meno partecipate della storia giapponese, qualcuno parla addirittura di un’affluenza che potrebbe restare attorno al 40%; colpa da una parte dell’esito scontato di queste consultazioni, ma anche della scarsa organizzazione del Partito Democratico, avversario del Partito Liberal Democratico di Abe.

Dopo la vittoria, che a questo punto sembra più che altro una formalità, Abe ha già detto che l’emergenza numero uno sarà l’uscita dalla recessione con la ripresa dei consumi, bloccati dall’innalzamento dal 5 all’8% della relativa imposta.

Elezioni Giappone 2014: quando si vota

Aggiornamento 19 novembre – Il premier giapponese dimissionario Shinzo Abe ha sciolto oggi la Camera Bassa (il ramo decisivo del Parlamento) per chiamare gli elettori a una sorta di refendum sulla sua Abenomics, dopo la caduta del Paese in recessione e la decisione di rinviare di 18 mesi il previsto rialzo dell’Iva al 10 per cento: il governo nipponico ha passato la mozione di scioglimento della Camera dei deputati e tutto il gabinetto ha firmato la risoluzione.

“In accordo con l’Articolo 7 della Costituzione del Giappone, la camera bassa è sciolta”

ha comunicato ai rappresentanti Bunmei Ibuki, che prima di lasciare l’aula hanno esclamato “Banzai, banzai, banzai”

Le elezioni, che si terranno il prossimo 21 dicembre, cominceranno con la campagna elettorale dal 2 dicembre: tuttavia sembra che i giapponesi non abbiano compreso appieno la natura della crisi di governo a Tokyo; secondo un sondaggio Kyodo citato da Sole24Ore, oltre il 63% degli interpellati dichiara di non aver capito bene il perché delle elezioni anticipate.

Abe ha deciso, si vota il 21 dicembre

Aggiornamento 18 novembre – Shinzo Abe ha indetto le elezioni per il 21 dicembre, mentre la camera bassa del parlamento sarà sciolta il 21 novembre. L’aumento dell’imposta sui consumi dall’otto al 10 per cento, previsto per ottobre del 2015, è stata invece posticipata di un anno e mezzo ed entrerà in vigore ad aprile 2017. (fine aggiornamento)

“Gli economisti non l’avevano previsto”: quante volte avete sentito o letto questa frase sui media? Ecco, questa mattina si è ripetuto il mantra su molti giornali nazionali ed internazionali, dopo la pubblicazione dei dati sull’economia nipponica e il conseguente crollo della Borsa di Tokyo del 3%. Per un’analisi molto puntuale sull’entrata in recessione tecnica del Giappone rimandiamo all’articolo della nostra Lucia Resta, che ha il pregio di non cedere allo stupore diffuso.

Il fallimento della Abenomics

Dunque, la Abenomics (neologismo per indicare la politica del presidente Shinzo Abe) mostra tutti i suoi limiti. Dopo essere stata osannata (qualcuno ha avuto perfino l’ardire di paragonarla ad una sorta di neo-keynesismo) si dimostra invece come una sorta di enorme schema Ponzi. A tale proposito c’è veramente poco da sorprendersi se il Pil è sceso all’1,6% a fronte della grande massa di liquidità immessa sul mercato dalla Bank of Japan, così come appare del tutto logico il fatto che si torni in recessione in vista di aumento dell’Iva (che nelle ultime ore è stato rinviato).

In un paese con un debito così elevato e in costante crescita cos’altro poteva capitare? Con lo schema di Abe, anche gli aumenti di Pil non riescono a compensare il costante aumento di debito pubblico. E, inoltre, è opportuno domarsi: se i tassi sul costo del debito dovessero mutare come farebbe Tokyo a sostenere gli interessi?

Elezioni politiche: forse il 14 dicembre

Tra le ipotesi che si vanno susseguendo in queste ore c’è quella delle elezioni anticipate. Secondo quanto riportato dalle maggiori agenzie di stampa internazionali, il premier a questo punto potrebbe annunciare lo scioglimento della Camera Bassa e indire elezioni politiche generali a dicembre (già il 14).

Così Shinzo Abe, dopo essere stato rieletto alla guida del Giappone nel 2012, pare costretto a gestire una crisi inimmaginabile fino a poco tempo fa. Ricordiamo, a tale proposito, che il leader del partito Liberal Democratico era riuscito ad ottenere una crescita dell’1,5% nel 2013 per il suo paese.
CHINA-APEC-SUMMIT

Shinzo Abe: nazionalismo e autoritarismo

Ma che Giappone sarà quello che andrà a votare? Senz’altro non un fulgido esempio di democrazia, frutto delle politiche fortemente autoritarie e nazionaliste che Abe ha messo in atto durante il suo mandato. Il premier, infatti, ha tenacemente messo i mezzi di comunicazione sotto pressione e gruppi di opposizione e studenti di sinistra sono stati attenzionati ed arrestati dalla polizia. Proprio nell’ultima settimana le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’università della capitale ed hanno arrestato tre ragazzi del sindacato nazionale studentesco, la Zengaku-ren, per “interferenze a un funzionario dello Stato nell’esercizio delle sue funzioni”.

A partire dalla sua nomina, Abe, mentre riduceva progressivamente la libertà di espressione, ha fatto leva su slogan neo-imperialisti, che rimandano ad un Giappone come “faro” del continente asiatico. In questo contesto ha alzato più volte il tiro con la Cina. A tale riguardo segnaliamo che solo tre mesi fa, nel Libro Bianco della Difesa, il governo giapponese affermava chiaramente che Pechino rappresenta una minaccia e che i suoi sforzi di sabotare il diritto internazionale nel Mar cinese orientale “potrebbero portare a conseguenze non pianificate“. Inoltre, sempre nel testo veniva ribadito che: “L’atteggiamento pericoloso della Cina e gli atti irrazionali della Corea del Nord non saranno sottovalutati. A rischio la pace nella regione“.

Tuttavia, Abe, forse conscio di un quadro economico che stava cambiando, ha scelto la settimana scorsa di raffreddare i toni e di dialogare con il presidente cinese Xi Jinping (anche se la tensione sulle contese isole Senkaku/Diaoyu rimane alta).

Non dobbiamo dimenticare, poi, che il Presidente, nel luglio scorso, ha deciso di mettersi alle spalle la Costituzione pacifista del 1947. Con la modifica dell’articolo 9 da lui voluta, le forze armate giapponesi ora sono legittimate a compiere azioni militari anche senza la presenza di una minaccia diretta contro i propri confini nazionali e in difesa di alleati sotto attacco.

Infine sottolineiamo che Abe, mettendosi contro gran parte dell’opinione pubblica e delle forze ambientaliste, ha annunciato la riattivazione dei reattori nucleari, spenti dopo la tragedia della centrale di Fukushima.

I Video di Blogo

Video inedito del Daily Mail sull’arresto di George Floyd