Libia: Tra attentati e vuoto di potere. Prodi dice no a nuovo intervento militare

In Libia è ancora guerra civile: ieri attentati ad ambasciate di Egitto ed Emirati Arabi. Mentre l’Italia cerca una mediazione, Prodi dice no all’ipotesi francese di un intervento militare nel sud

La liberazione del tecnico Marco Vallisa, nonostante le polemiche sul presunto riscatto pagato dall’Italia, è senz’altro una buona notizia. Ma la situazione in Libia non è affatto migliorata nell’ultima settimana, e l’occidente registra un clamoroso ritardo nel creare le condizioni per un cessate il fuoco.

La decisione della Corte Suprema di dichiarare incostituzionali le elezioni dello scorso giugno e di sciogliere il parlamento di Tobruk (considerato legittimo dalla comunità internazionale) hanno colto tutti di sorpresa. Mentre la guerra civile continua a divampare, il Congresso nazionale generale di Tripoli, guidato da Omar al Hassi e vicino alla lotta delle varie fazioni jihadiste, ha assunto, in maniera del tutto arbitraria, le funzioni di nuovo parlamento. Per tutta risposta Abdullah al-Thani, leader del governo di Tobruk, ha respinto la sentenza della Corte, sostenendo che i giudici non si sono pronunciati liberamente perché erano minacciati di morte degli islamisti.

A tutto ciò si sono sommati gli attentati di ieri, che mostrano bene la situazione di caos generale. A Tripoli ci sono state forti esplosioni davanti le ambasciate di Egitto ed Emirati Arabi. Questi due paesi, insieme all’Arabia Saudita, sono accusati, dalle milizie islamiste, in particolare dalla fortissima Ansar al Sharia, di aver sostenuto le truppe filo governative. I miliziani, però, a loro volta, non sono estranei a finanziamenti da parte di paesi esteri. Secondo varie fonti, avrebbero ricevuto supporto da Algeria, Qatar e Turchia. In questo modo la guerra civile libica si è trasformata in un vero e proprio conflitto regionale.

Non bisogna, poi, dimenticare il sostegno dell’Is (Stato Islamico) ai ribelli, ne è testimonianza il fatto che all’inizio di novembre al Baghdadi è stato nominato capo del Califfato di Derna.

E a proposito di Is, evidenziamo che gli jihadisti libici hanno fatto proprie le strategie criminali e spietate dei combattenti del Califfato. A tale riguardo è proprio di ieri la notizia, diffusa dal Times online, della pubblicazione di un video, in cui un combattente filogovernativo, delle truppe di Khalifa Haftar viene brutalmente decapitato.

La posizione di Gentiloni

Il ministro degli Esteri Gentiloni ha dichiarato, la settimana scorsa, che bisogna ragionare su una possibile intervento di pace sotto la bandiera Onu, in cui l’Italia giocherebbe la sua parte. Ed ha anche specificato, come riportato da Onu Italia, la necessità di influire sulle nazioni vicine o collegate al conflitto libico. Infine ha anche condannato l’intervento Nato del 2011 che destituì Mu’ammar Gheddafi, perché “privo di un progetto politico“.

Ad oggi, però, sul ruolo dell’Italia nella mediazione con gli Stati coinvolti nel conflitto non sappiamo molto, se non il fatto che ci sono stati degli incontri ufficiali tra il nostro paese e la diplomazia araba. Si suppone, ad esempio, che nell’ultimo viaggio del vice ministro Pistelli in Qatar si sia discusso anche di Libia e non solo di “affari”.

Quello su cui incominciano a riflettere alcuni analisti, invece, è la natura di un possibile ritorno militare nel paese nord africano. Mentre gli eventi sanguinosi si susseguono e i vari appelli per il cessate il fuoco non vengono raccolti, qualcuno teme che alla fine si sarà costretti a cedere ad una missione che possa frenare momentaneamente gli islamisti. E tale ipotesi, sarebbe avvalorata dalla notizia, tutta da confermare, che “navi da guerra italiane, tra cui la portaerei Garibaldi alla fonda a Taranto, hanno ricevuto in questi giorni l’ordine di tenersi pronte a partire” (cit. Africa ExPress).
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L’intervento di Prodi e l’ipotesi Le Drian

Un ritorno militare nel sud della Libia non è stato escluso a settembre dal ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian. Tale posizione, però, sarebbe un errore grossolano per molti, tra questi c’è anche Romano Prodi. In un’intervista, rilasciata a Il Manifesto, il nostro ex Presidente del Consiglio ha così commentato l’ipotesi lanciata da Le Drian: “Un’altra guerra? Con chi? Con­tro chi? In questi ultimi due decenni abbiamo visto così tante guerre, e non hanno risolto niente! In Iraq cre­devamo di sapere chi fos­sero i buoni e i cat­tivi; invece si è poi visto che era molto più com­pli­cato di così. Di fronte all’eventualità di un’altra guerra in Libia, si può ricor­dare l’assioma sba­gliare è umano, per­se­ve­rare è dia­bo­lico!“.

Per Prodi, l’unica possibilità è preparare il terreno per un accordo tra le parti, coinvolgendo anche Egitto ed Algeria. E sulla guerra contro Gheddafi, Prodi non ha dubbi che sia stata un’operazione miope: “Lan­ciare una guerra con­tro la Libia – oltre­tutto sapendo che era ben armata – per por­tarvi la demo­cra­zia è stato un errore mador­nale. Ero per­fino troppo otti­mi­sta nelle mie pre­vi­sioni, quando evo­cavo i rischi di bal­ca­niz­za­zione del paese; in realtà abbiamo assi­stito a una vera e pro­pria fram­men­ta­zione. For­mu­lavo l’ipotesi di una tri­par­ti­zione del paese, ma è in atto una triturazione…“.

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