Minoranza Pd e governo Renzi: segnali di guerra

L’opposizione interna del Partito Democratico pronta a mettersi di traverso su Jobs Act, Italicum e Legge di Stabilità. Ma alla sua guida c’è Massimo D’Alema.

Se una vera e propria opposizione al governo Renzi non c’è – eccezion fatta per quella ciecamente barricadera di Lega Nord e Movimento 5 Stelle – allora bisogna inventarsela. E a farsi carico dell’importante compito sarà la minoranza Pd, la corrente di sinistra e anti-renziana che ormai rappresenta un vero e proprio partito nel partito. Divisi sulle riforme, sul metodo in cui queste vengono decise (il patto del Nazareno) e anche sul rapporto da tenere con il sindacato, per cui ci si trova ad avere esponenti del partito al governo che manifestano contro il governo.

Ma adesso, con le varie riforme e leggi che stanno per arrivare al pettine, si avvicina la resa dei conti. E la minoranza, in cui il ruolo di Cuperlo è sempre più defilato e in cui sono tornati in prima linea D’Alema e Bersani, si prepara a dare battaglia su Italicum, legge di stabilità e jobs act. Come fare ad andare alla guerra, però, è tutto un altro paio di maniche.

Il principale problema della minoranza Pd è infatti che al momento è sembrata assolutamente incapace di darsi un’organizzazione coerente, votando in ordine sparso nei gruppi parlamentari e dando maggioranze plebiscitarie a Matteo Renzi nelle direzioni nazionali. Riuscendo in questo modo in un solo obiettivo: rafforzare il segretario del Partito Democratico. Adesso è giunto il momento di darsi una forma più compatta e riuscire a trasformare quella che sembra una corrente sgangherata in una truppa in grado di mettere in difficoltà il presidente del Consiglio.

Un piccolo ostacolo ai piani di vendetta, però, potrebbe venire dal fatto che Matteo Renzi ha già iniziato le contromosse, rivolgendosi all’ala giovane della sinistra Pd – con l’eccezione dell’outsider Pippo Civati – e portando dalla sua già da un po’ di tempo la corrente dei giovani turchi del Pd, alla cui guida c’è il presidente Orfini. Fin qui, però, si parla di cose già note. La vera novità è che Renzi, secondo quanto riporta Repubblica, avrebbe stretto un patto con Roberto Speranza. Capogruppo Pd alla Camera, esponente della minoranza Pd e di conseguenza leader dei giovani che di quella minoranza fanno parte.

Chi rimane allora? Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Pippo Civati che prova a inserirsi per non essere marginale, Francesco Boccia, si parla anche di bindiani e lettiani. Se non è dato sapere quanto siano numerose queste truppe, quello che si sa è che la loro immagine proiettata all’esterno del partito non è delle migliori: con pochissime eccezioni sembra essere la vecchia guardia rancorosa che non ci sta a messere da parte. La battaglia dovrà essere, come spiega Civati, solo ed esclusivamente sui contenuti, proprio non mettere troppo in mostra la condizione in cui si trova una minoranza che si è ritrovata a dover tramare con Massimo D’Alema.

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