Renzi&Berlusconi, patto del Nazareno ok. Via alle riforme o alla… truffa?

Come il gatto e la volpe di Collodi, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi procedono insieme, rinsaldando il Patto del Nazareno, nella vecchia logica che “una mano lava l’altra”.

Nel solco della classica commedia all’italiana dove prima si alza la voce poi si chiude ogni diatriba a tarallucci e vino (beninteso con il coltello sotto il tavolo), il nuovo e il vecchio premier rilanciano le riforme per il Paese, cioè si mettono d’accordo sull’unico punto che a entrambi davvero preme, quello della nuova legge elettorale.

Come una volta i ladruncoli venditori di stoffa beffavano le malcapitate casalinghe allungando i centimetri della mercanzia tarlata riciclando lenzuola o tovaglie usate e vendendole come nuove, Renzi e Berlusconi allungano o accorciano la soglia di voti necessari alla lista – leggi Pd – e non più alla coalizione (alla fine l’ex Cav dirà sì) per evitare il ballottaggio e fare il pieno di parlamentari (dal 35, al 37, adesso al 40%!), così come sulle percentuali d’ingresso alla Camera: Renzi dice 3% per salvare il Ncd di Alfano, Berlusconi risponde 5% e quindi finirà al 4%…, per finire con il pastrocchio delle preferenze fatte … “annusare” perché il bluff è scoperto con i 100 capilista bloccati (quindi 100 collegi piccoli con una media di sei seggi per collegio) e decisi dalle segreterie dei partiti.

Tutto qui? Non è poco, specie per Berlusconi, che ha oggi un solo obiettivo: evitare le elezioni anticipate che lo metterebbero fuori gioco politicamente, con ripercussioni anche sulle sue proprietà. Oltre a quanto messo nero su bianco nella nota comune sgargiante che rilancia il patto a due, forse fra Renzi e Berlusconi c’è anche un pre accordo sul dopo Napolitano, quanto meno, se non sui nomi, sui criteri.

La minoranza Pd ribolle ma fa come i cani da pagliaio, abbaia da lontano ma al dunque si rintano nella cuccia. La Cgil ferma il lavoro il 5 dicembre e torna in piazza ma, per ora, Renzi non sente e non vede la protesta montante.

Dove si va? Verso un sistema tripolare dominato da Renzi, Berlusconi, Grillo. Lancia l’allarme Stelio Mangiameli, professore di diritto costituzionale nell’università di Teramo: “ Questa che si prefigura è una legge elettorale che trasforma radicalmente la democrazia italiana fatta di sistema di partiti e una visione di rappresentanza in Parlamento. Così i partiti diventano piccole oligarchie che si finanziano con i poteri forti, che vivono in una dimensione liquida e che possono carpire il consenso degli elettori, senza intrattenere con loro un rapporto solido e costante. Come strumenti privilegiati di comunicazione, alla piazza, alle sezioni e ai congressi si sostituiscono Twitter, Internet, talk show, giornali e tv. La selezione dei candidati non è più affidata agli iscritti e agli elettori, ma si lega al rapporto di fedeltà con il leader maximo”.

Il berlusconismo realizzato dal renzismo? Chi spegne la luce?