Chi è Goodluck Jonathan, il Presidente della Nigeria

Goodluck Jonathan si ricandida alla guida della Nigeria. Ma qual è la sua biografia politica? E quali sono i suoi rapporti con l’Occidente?

Goodluck Jonathan ha ufficializzato oggi la sua candidatura alle elezioni presidenziali nigeriane del febbraio prossimo. Dunque, correrà per un secondo mandato, dopo essersi insediato alla guida del suo paese nel 2010.

La notizia non sorprende, perché Jonathan aveva già manifestato questa intenzione nel settembre scorso, lanciando una campagna social molto discussa. Su Twitter, infatti, ha promosso l’hashtag #BringBackGoodluck2015, che riecheggia quello della campagna virale #BringBackOurGirls. Quest’ultima è nata in risposta al rapimento di centinaia di donne da parte della fazione islamista Boko Haram, che sta compiendo crimini orribili nella nazione dell’Africa occidentale. La scelta del Presidente è sembrata a molti di pessimo gusto, visto che la sistematica violazione dei diritti umani da parte dell’esercito regolare non è di certo meno crudele di quella messa in atto dai jihadisti.


Ma chi è Goodluck Jonathan? Qual è la sua biografia politica? Quali sono i legami internazionali che è riuscito a intessere durante il suo primo mandato?

Nigeria: quando il Pil nasconde la miseria

Classe 1957, l’attuale presidente è un esponente del Partito Democratico Popolare (PdP). Tale formazione può essere considerata di ispirazione neoliberale in economia ed ha posizioni molto conservatrici sui temi etici. Tuttavia è opportuno non assimilarla troppo a schemi occidentali, come è noto i partiti africani spesso sono solo delle etichette che raggruppano interessi di parte e tribali.

E’ stato governatore dello Stato di Bayelsa e successivamente ha ricoperto la carica di vicepresidente della Repubblica. Nel 2010 ha preso il posto del presidente Umaru Yar’Adua, in occasione della sua scomparsa. Nel 2011, ha dato legittimazione al suo ruolo vincendo le elezioni. E’ di religione cristiana battista e fa parte del gruppo Ijaw, che vive nella ricchissima regione petrolifera del Delta del Niger.

Durante il suo mandato, ha lasciato prosperare la corruzione e la povertà. Nonostante ciò, secondo la rivista People With Money, è tra i dieci capi di Stato più ricchi del mondo nel 2014: vanterebbe un fatturato di circa 58 milioni di dollari. Ovviamente tale cifra deriva dal business dell’ “oro nero” in Nigeria, che copre il 65% del Pil del paese.

Gli affari nel petrolio, da sempre fiorenti in Nigeria, durante il mandato di Jonathan sono vertiginosamente aumentati, tanto che il suo paese è diventato l’economia più importante del continente africano. Ma all’incremento di prodotto nazionale lordo non è corrisposto nessun miglioramento degli standard di vita della maggioranza della popolazione, che sopravvive con una media di 1.640 dollari all’anno.

Petrolio, corruzione e violazione dei diritti umani

Nel Delta del Niger, dove numerose compagnie petrolifere devastano l’ambiente e la biodiversità, e appoggiano direttamente e indirettamente bande armate, Jonathan in un primo momento si è dimostrato sensibile agli interessi delle popolazioni locali. Ha avuto un atteggiamento meno vessatorio, rispetto al passato, con il Mend (Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger) e ha chiuso accordi che sembravano far ben sperare per il futuro. Tra questi ricordiamo quello con la nostra Eni, che prevedeva la riduzione di gas flaring. Ma poi il suo afflato riformatore si è bruscamente interrotto: i cospicui guadagni che lui e una casta di eletti possono ricavare dal petrolio hanno assunto un valore prioritario.

Amnesty International, come è noto, ha sempre denunciato i crimini dei Boko Haram (oppositori islamisti del presidente), ma non sta tacendo nemmeno gli orrori che l’esercito regolare sta compiendo nel nord del paese. Le torture e le brutali esecuzioni dei soldati di Goodluck non sono un fatto che può essere taciuto ulteriormente dalla comunità internazionale in nome degli interessi del mercato. Inoltre, lo scontro con gli islamisti non può essere letto solo in chiave religiosa, come si ostinano a fare i nostri giornali: in ballo, come ha spiegato un’ottima inchiesta di AfricaExPress, c’è il controllo delle risorse petrolifere, i cui proventi alimentano la corruzione dell’amministrazione vigente.
Paris Summit for safety in Nigeria  AT  The Elysee Palace

Goodluck Jonathan e l’Occidente

Goodluck Jonathan, nonostante la sua gestione molto discutibile del potere, ha allacciato ottimi rapporti con gli Usa di Obama, la Francia di Hollande e la Gran Bretagna di Cameron. Questi Stati pare non escludano in futuro un intervento in Nigeria contro Boko Haram. Ovviamente, tale intervento avrebbe l’effetto di mantenere gli equilibri politici vigenti e di allargare il giro d’affari del petrolio. Andare a combattere contro gli islamisti permetterebbe ai paesi occidentali anche di battere sul tempo la Cina, che nel continente africano ha molte mire economiche.

Dunque, i sanguinari miliziani di Boko Haram, in un certo senso, potrebbero fare comodo ai paesi dell’Alleanza Atlantica e ai suoi alleati. E ciò sarebbe anche paradossalmente certificato dal fatto che nel 2012, come documentato dal Nigerian Tribune, è stato rintracciato un finanziamento nel Regno Unito e in Arabia Saudita a favore degli islamisti. Senza contare, poi, che altro denaro sarebbe stato erogato dalla Nato, in modo indiretto, durante la guerra in Libia nel 2011.
Nigerian President Jonathan Meets with Chancellor Merkel In Berlin

Omofobia e l’ostentazione del lusso

Lo scorso 13 gennaio, il presidente ha firmato un disegno di legge contro gli omosessuali, che prevede fino a 14 anni di carcere per chiunque sposi una persona dello stesso sesso e 10 anni per chiunque sostenga i diritti dei gay e si scambi effusioni in pubblico. In questo modo, la Nigeria è diventato il 36° stato africano a perseguire l’omosessualità.

Se il suo odio per i gay è noto, lo è altrettanto il suo amore per il lusso. Goodluck ha sempre esibito uno stile di vita nettamente in contrasto con quello della maggioranza della sua popolazione. A tale riguardo, ricordiamo che per il matrimonio di suo figlio ha scelto come bomboniera degli iphone in oro massiccio.

Lacerazioni nel Pdp

La gestione verticistica del potere di Goodluck ha lacerato il suo partito. Per questo motivo, nel settembre scorso, il presidente è stato costretto a licenziare nove ministri, mentre i più influenti governatori nigeriani sono usciti dal Pdp, dando vita ad un gruppo autonomo.

Tra i dissidenti c’è anche Atiku Abubakar, ex vicepresidente e uomo molto potente, che potrebbe dare filo da torcere al presidente in carica. E’ anche amico dell’imprenditore italiano Gabriele Volpi: entrambi sono sotto indagine di una commissione di inchiesta del Senato statunitense, che avrebbe accertato il pagamento di tangenti dalle società petrolifere alla coppia.

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