Cuba | New York Times ammette che ingerenze Usa sono un fallimento

Il NYT ammette che gli Usa non sono riusciti a democratizzare Cuba: solo milioni di dollari sprecati in operazioni poco trasparenti. Per il giornale americano, bisogna promuovere un serio approccio diplomatico

Nell’ultimo mese, il New York Times si sta occupando insistentemente delle relazioni fra Stati Uniti e Cuba. Dopo l’editoriale dell’ottobre scorso, nel quale si chiedeva espressamente a Barack Obama di porre fine all’embargo, sono usciti altri quattro articoli sull’argomento. L’ultimo è di ieri, 9 novembre, ed è stato pubblicato sul sito della testata in inglese e in spagnolo.

Il pezzo ci pare di grande rilievo, perché non era mai accaduto che il più importante giornale statunitense ammettesse in maniera così netta i recenti tentativi di destabilizzare il regime cubano da parte di Washington. Il comitato editoriale, poi, va anche oltre, evidenziando che la fallimentare strategia golpista nord americana deve essere messa da parte: meglio sarebbe implementare un più sano approccio diplomatico con il governo guidato da Raul Castro.

Secondo il giornale, già nel 1996, gli Usa sono andati incontro ad un errore facendo approvare la legge Helms-Burton, che inaspriva ulteriormente il bloqueo del 1962. In base a tale norma è stato impedito alle consociate straniere di imprese nord americane di fare affari con Cuba. Da allora il governo statunitense ha speso 264 milioni di dollari per rovesciare gli equilibri dell’isola caraibica, senza ottenere, però, nessun risultato.

La situazione è incominciata a diventare insostenibile quando l’Usaid (United States Agency for International Development), sotto la presidenza Bush, più che dare un impulso alla democratizzazione cubana, ha stimolato la nascita di progetti poco limpidi. Secondo il NYT, l’agenzia nazionale ha “finanziato missioni segrete e ha cercato di finanziare progetti illegali a Cuba“.

I tentativi di destabilizzazione durante la presidenza repubblicana sono progressivamente aumentati nel tempo, anche con l’appoggio del Gao (Government Accountability Office). Uno dei casi più clamorosi è stato quello di Alan Gross, fermato a L’Avana nel 2009 e condannato a 15 anni di carcere per spionaggio. E mentre le attività illegali sull’isola si moltiplicavano, Washington continuava a sperperare denaro per “iniziative umanitarie” poco controllabili.

Anche durante la presidenza Obama non sono mancati gli scandali. Come ha rivelato l’Associated Press, dei giovani latinoamericani sono stati inviati in “missione” a Cuba nel 2009. Lo scopo del viaggio nell’isola caraibica era quello di promuovere azioni sovversive. Ciò doveva essere favorito dalla nascita di ZunZuneo, un sistema rudimentale di messaggi di testo, simile a Twitter, che avrebbe istigato i cubani contro il regime. Non solo, come dice il NYT, l’operazione si è rivelata un fallimento, ma ha anche messo in pericolo una dozzina di giovani latinos (del Venezuela, della Costa Rica e del Perù), che si erano recati sull’isola facendo finta di essere turisti in vacanza.

Dunque per il giornale statunitense, la Casa Bianca, preso atto della sua strategia discutibile e poco efficace, dovrebbe cambiare radicalmente atteggiamento se vuole ottenere un reale cambiamento della condizione del popolo cubano:

“Washington deve riconoscere che tutto ciò che possiamo sperare è di avere un’influenza positiva sull’evoluzione di Cuba verso una società più aperta. Per questo, è più produttivo perseguire un approccio diplomatico, piuttosto che insistere con metodi artificiali”