La Lega è povera, Salvini sta per mettere 71 dipendenti in cassa integrazione

Il segretario: “D’ora in poi faremo affidamento solo sul volontariato”.

Matteo Salvini è alle prese con un tavolo di trattative presso il ministero dello Sviluppo Economico con i dipendenti della Lega, il partito di cui è segretario, che ormai è talmente povero che è costretto a smantellare la storica sede di via Bellerio e a mandare i lavoratori in cassa integrazione.

Impiegati, autisti, contabili e altri dipendenti sparsi tra le sedi di Varese, Sondrio, Torino, Vicenza, Pordenone e così via, sono ormai a un passo dalla cassa integrazione. Sono 71 quelli che rischiano, ma bisogna considerare anche i dipendenti dell’Editoriale Nord, la società editrice del quotidiano La Padania che da dicembre sarà soltanto online, sempre per mancanza di fondi, anche perché i fondi all’editoria sono stati dimezzati.

La Lega ha inviato al Ministero dello Sviluppo Economico una raccomandata con la quale comunica di essere “disponibile a valutare l’applicazione di eventuali misure di sostegno al reddito e all’occupazione per i dipendenti interessati che possano attenuare le conseguenze sul piano sociale dell’attuazione del programma di riduzioni e messa in mobilità”.

Matteo Salvini ha detto:

“Siamo poveri di soldi, ma ricchi di idee”

e sulla chiusura della sede di via Bellerio ha aggiunto:

“Non avevamo altra scelta, ma d’ora in poi faremo conto solo sul nostro gettonassimo volontariato”

C’è anche da considerare che la sede di via Bellerio potrà difficilmente essere ceduta, perché si tratta di un immobile appartenente un tempo a una sede inquinante, che il Comune di Milano ha poi modificato dichiarandola sede di partito politico. Questo significa che può essere usata solo a quello scopo e dunque se la Lega non la vuole più, l’unico modo per liberarsene è quella di cederla a un altro partito politico.

Il Fatto Quotidiano ricorda che alla fine del 2013 la Lega ha chiuso con un passivo di 14.4 milioni di euro e il patrimonio si è ridotto a 16 milioni in totale, tanto che il segretario amministrativo Stefano Stefani aveva detto che si poteva andare avanti per appena due anni, poi se ne è andato via a luglio dicendo che non c’erano più soldi.
I dipendenti ovviamente sono arrabbiatissimi e accusa i dirigenti di “essersi mangiati tutto” e di essersi arricchiti sulla loro pelle.