Ministro Gentiloni, Libia: “Italia farebbe la sua parte in una missione di pace Onu”

Gentiloni ammette il fallimento della missione Nato contro Gheddafi e auspica un intervento delle Nazioni Unite nel paese

Il neo ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è intervenuto ieri sulla delicatissima questione libica. Durante la trasmissione di Lucia Annunzia, in 1/2 ora, non ha escluso un intervento attivo del nostro paese sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Ma ha anche ribadito che è prioritariamente necessario trovare un accordo per il cessate il fuoco tra le varie fazioni.

Ecco cosa ha detto il ministro alla giornalista di rai tre: “Per ragionare di un possibile intervento militare sotto la bandiera Onu in Libia bisogna avere almeno un sentiero aperto […] Le forze internazionali potrebbero andare lì come forze di interposizione nell’ambito di una missione di pace“. E ovviamente in quest’ambito l’Italia “potrebbe svolgere un ruolo importante“. Gentiloni ha, poi, ammesso che l’intervento Nato del 2011, che ha condotto alla caduta del colonnello Mu’ammar Gheddafi, fu un errore perché allora “si agi senza un progetto politico“.

L’ammissione del fallimento dell’intervento militare di tre anni fa è senz’altro un passo in avanti, visto che altri paesi come Francia, Inghilterra e Stati Uniti non hanno mai fatto autocritica, sebbene la Libia sia scivolata una sanguinosa guerra civile. Inoltre, è opportuno segnalare che sebbene l’idea di impegnare una forza di interposizione internazionale appaia come l’unica soluzione possibile in questo momento, per realizzarla ci vorrà un impegno molto più concreto rispetto a quello dimostrato finora da parte della comunità internazionale.

Certamente non basterà la nuova dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, in cui si auspica il cessate il fuoco e la disponibilità alla collaborazione dei vari attori del conflitto con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon. Nel testo, i paesi occidentali evidenziano anche che stanno valutando attentamente la decisione della Corte Suprema, che ha annullato il risultato elettorale dello scorso giugno e ha sciolto la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, considerata legittima dalla comunità internazionale.

La mediazione di Leon in queste ore non appare affatto facile. Infatti, mentre le varie fazioni jihadiste, il parlamento “ribelle” di Tripoli e il suo leader Omar al Hassi esultano per la decisione della Corte, un’ autobomba è esplosa ieri a Shahat, nell’est della Libia. In particolare, la deflagrazione avvenuta ad una cinquantina di metri dalla sede dell’incontro tra Abdullah al-Thani (ex premier del governo legittimo) e il Rappresentante Onu.

Infine segnaliamo che bisognerà tenere presente che se l’occidente e l’Italia vorranno veramente farsi agenti di pace e condurre il paese a nuove elezioni, bisognerà attivare una forte iniziativa diplomatica a livello internazionale. In Libia, come abbiamo già sottolineato, siamo dinanzi ad un conflitto regionale. Dunque, se da un lato bisognerà frenare le ingerenze di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, che sostengono i filo governativi, dall’altro sarà necessario contenere le intromissioni di Qatar, Turchia e Algeria, che hanno relazioni con le varie fazioni jihadiste, tra cui la temutissima Ansar al Sharia. Senza perdere di vista l’imprescindibile ridimensionamento dell’avanzata dell’Is (Stato Islamico), che ha allacciato solide alleanze nel paese.

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