Egitto: Uccisi tre manifestanti della Fratelleza mentre Jihadisti promettono nuovi attacchi

A Il Cairo continuano le violenze, mentre Ansar Beit al-Maqdi promette che intensificherà gli attacchi contro le forze armate egiziane

Si moltiplicano gli omicidi politici, gli attentati e i conflitti armati in Egitto. Dopo la bomba alla stazione di Menouf, che ha causato la morte di 5 poliziotti, ieri a Il Cairo tre sostenitori della Fratellanza Musulmana sono stati assassinati durante una manifestazione nel quartiere di Ein Chamas.

Secondo fonti della sicurezza, ad uccidere i tre manifestanti rimasti fedeli all’ex Presiente Morsi, deposto con un colpo di Stato nel 2013, sarebbero stati abitanti del quartiere stesso. Ma le dichiarazioni ufficiali vanno prese con cautela, visto il clima di guerra civile che si respira da tempo.

Tuttavia, l’espressione “guerra civile” non può essere pronunciata nel paese nord-africano, e sembra che anche sui media internazionale valga lo stesso interdetto. Eppure mente il presidente Abdel Fattah al-Sisi continua a presentare una situazione interna in cui tutto sarebbe sotto controllo, l’escalation di violenza che ha investito l’Egitto dopo la sua elezione (molto discussa nelle forme) non sembra dargli ragione.

Intanto, dopo la proclamazione dello stato di emergenza per tre mesi nel Sinai (operazione appoggiata anche da Israele), le milizie jahadiste pare che godano ancora di ottima salute. Sebbene il presidente abbia deciso la chiusura del valico di Rafah con la Striscia di Gaza e successivamente abbia evacuato 1500 famiglie, distruggendo le loro abitazioni, i combattenti continuano a lanciare appelli inquietanti.

Proprio poche ore fa, il gruppo Ansar Beit al-Maqdi, collegato alla Fratellanza e all’Is (lo Stato Islamico), ha promesso di intensificare gli attacchi contro le forze armate egiziane “in risposta alla destituzione di Mohammed Morsi e alla persecuzione degli islamisti” (Via Agi). L’annuncio è arrivato tramite una registrazione vocale, pubblicata da uno degli account Twitter collegati ai miliziani.

Ricordiamo che lo scorso 24 ottobre Ansar Beit al-Maqdi ha rivendicato un duplice attentato nel Sinai. L’attacco ha prodotto la morte di 33 militari egiziani ed è proprio in risposta a questo atto che al-Sisi ha deciso di ricorrere allo stato di emergenza. Il suo obiettivo è quello di creare una zona cuscinetto lunga 13 km e profonda 300 metri che separi il Siani da Gaza.

Secondo le autorità de Il Cairo, la zona cuscinetto si è resa necessaria perché le varie milizie jihadiste della penisola riceverebbero addestramento nella Striscia di Gaza da Mumtaz Durmush, comandante del gruppo salafita Esercito dell’Islam.

Infine, segnaliamo Ansar Beit al-Maqdis raccoglie principalmente miliziani egiziani e ha già compiuto numerose azioni terroristiche. Sembra che il gruppo armato riesca a finanziarsi grazie al traffico di droga e di esseri umani. I suoi contatti internazionali sono molteplici, non solo l’Is, ma anche Ansar al Sharia in Libia (contro cui al-Sisi si batte offrendo supporto economico e militare ai loro avversari) e alcune cellelule islamiste siriane.

Ansar Beit al-Maqdis e le altre fazioni armate riescono a reclutare uomini anche grazie alle condizioni in cui versa il Sinai del nord. Infatti, mentre al sud c’è un relativo benessere, in virtù degli investimenti nel settore turistico, a settentrione le cose vanno molto diversamente. La povertà è dilagante e i beduini sono stati marginalizzati. In questo modo i traffici illegali sono saliti in maniera esponenziale.