Il nuovo partito di Salvini sarà un grande regalo a Renzi

Rompere lo schema del centrodestra significa rendere il Pd l’unico partito acchiappa-voti.

Non è ancora ufficiale, ma lo sarà a fine novembre: Matteo Salvini mette momentaneamente da parte la Lega Nord per concentrarsi su un nuovo progetto nazionale, che potrebbe anche prendere il nome di Front National italiano. Ne faranno parte la Lega Nord, la “lega sud” che dovrebbe chiamarsi Lega dei Popoli, molto probabilmente anche Casa Pound e Fratelli d’Italia. Un movimento all’insegna delle parole d’ordine “no-immigrati” e “no-euro” che punta a raccogliere un consenso in stile Marine Le Pen (e che i sondaggisti stimano attorno al 15%).

Chi rimane fuori da questa nuova destra? Ovviamente Forza Italia, che su euro, immigrazione e anche sulla questione dei matrimoni gay ha posizioni molto diverse da quelle dei partiti appena citati e che, semmai dovesse allearsi, annacquerebbe pesantemente la “radicalità” di questo nuovo soggetto. C’è un problema, però: nonostante la pesante crisi è ancora Forza Italia il partito più importante del centrodestra. Quale sarebbe quindi la situazione che si andrebbe a creare in vista di possibili elezioni politiche nel 2015 (che Salvini proprio oggi ha detto di ritenere probabili)? Da una parte il Movimento 5 Stelle, sempre forte ma senza ambizioni governative; dall’altra Forza Italia, con chissà quali alleati ma comunque molto indebolita; dall’altra ancora il Front National italiano o comunque si chiamerà, magari molto forte ma per che sua natura non può puntare al governo.

In mezzo, il Partito Democratico. Che si gioverebbe di tutta questa situazione più di ogni altro: M5S e Salvini si contendono parte dell’elettorato, ex supporter di Forza Italia abbandonano la nave e cedono alle sirene renziane, la sinistra potrebbe o meno dare vita a qualcosa di filo-Cgil, ma comunque non sembra essere in grado di impensierire il Pd. Chi gode, è Matteo Renzi: in grado di prendere voti a destra e a manca in assenza di una valida alternativa sotto forma di coalizione moderata con un leader serio alla sua guida.

Nelle scienze politiche, in effetti, non c’è ancora unanimità sul detto che “si vince al centro”, quando la competizione è bipolare; quello che invece è certo è che in un panorama politico dominato da estremi, chi si comporta da moderato raccoglie voti da ogni parte. E vince le elezioni.

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