Sfiducia ad Alfano: la Camera salva il ministro degli Interni

In seguito alle dichiarazioni sugli scontri di Roma. I voti contrari alla sfiducia sono stati 367, i favorevoli 125.

di andreas

[blogo-video provider_video_id=”WFofWOWZsXU” provider=”youtube” title=”Roma, scontri al corteo FIOM degli operai delle acciaierie Terni – Gazebo 02/11/2014″ thumb=”” url=”http://www.youtube.com/watch?v=WFofWOWZsXU”]

Accusato di aver mentito nel dare la sua versione dei fatti sugli scontri a Roma durante il corteo Fiom, il ministro degli Interni Alfano è stato oggetto di una mozione di sfiducia da parte di Sel e del Movimento 5 Stelle. Una situazione alla quale Alfano sta ormai facendo abitudine, essendo stato pesantemente criticato per il caso Shalabayeva e non solo. La sfiducia è stata però bocciata: i contrari sono stati 367 e i favorevoli 125, nessun astenuto.

Alfano, parlando dall’aula, ha più o meno ripetuto gli stessi concetti espressi durante l’interrogazione parlamentare, ammettendo però che ci sono effettivamente state delle cariche contro gli operai da parte della polizia, per autodifesa: “Dico no alla dietrologia su quanto accaduto a Roma. Le immagini di Gazebo non smentiscono la ricostruzione dei fatti che ho dato in Parlamento. Respingo la ricostruzione che io abbia influenzato l’azione delle forze dell’ordine quel giorno, la mozione e la discussione stanno andando ben oltre la ricerca della verità”.

Il ministro degli Interni ha di nuovo offerto la sua ricostruzione dei fatti: “La polizia ha intimato l’alt, l’ordine non è stato ascoltato dal corteo e da questo è scaturito lo scontro tra polizia e manifestanti. La carica è stata ordinata a sostegno di quei pochi agenti che altrimenti non sarebbero riusciti a impedire che il corteo uscisse dalla piazza”. Alfano ha anche fatto sapere che il 12 novembre partiranno i confronti tra Viminale e forze di polizia per decidere il da farsi in vista delle prossime manifestazioni.

Fin qui la versione di Alfano, ma quali erano le accuse al ministro? Lo spiega Airaudo, responsabile lavoro di Sel: “Lei ha mentito alle Camere. Le immagini dimostrano che qualcuno ha dato l’ordine di caricare. Noi pensiamo che chi sbaglia debba pagare, non cerchiamo capi espiatori. Se non vi è una responsabilità noi pensiamo che alla fine debbano rispondere i massimi capi, quindi lei signor ministro, bastava scusarsi e oggi avremmo potuto discutere della Ast di Terni”. A salvare Alfano la quasi scontata presa di posizione del Partito Democratico, che aveva fin da subito fatto sapere che avrebbe votato contro.

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